giovedì 31 marzo 2016

Il nome della rosa

Il nome della rosa
di: Umberto Eco

Formato: Kindle
Dimensioni file: 1963 KB
Pagine: 619
Editore: Bompiani (11 gennaio 2012)
ASIN: B007CGGYVE
Data di acquisto: 27 ottobre 2012
Letto dal 19 al 31 marzo 2016

Sinossi: Ultima settimana del novembre 1327. Il novizio Adso da Melk accompagna in un'abbazia dell'alta Italia frate Guglielmo da Baskerville, incaricato di una sottile e imprecisa missione diplomatica. Ex inquisitore, amico di Guglielmo di Occam e di Marsilio da Padova, frate Guglielmo si trova a dover dipanare una serie di misteriosi delitti (sette in sette giorni, perpetrati nel chiuso della cinta abbaziale) che insanguinano una biblioteca labirintica e inaccessibile. Per risolvere il caso, Guglielmo dovrà decifrare indizi di ogni genere, dal comportamento dei santi a quello degli eretici, dalle scritture negromantiche al linguaggio delle erbe, da manoscritti in lingue ignote alle mosse diplomatiche degli uomini di potere. La soluzione arriverà, forse troppo tardi, in termini di giorni, forse troppo presto, in termini di secoli...

La mia recensione: Ho letto questo libro per la quarta volta negli ultimi vent'anni... ed è sempre come se fosse la prima! Io che amo i libri tutta azione, sono stato letteralmente rapito da questo romanzo in cui l'azione è pari a zero ma si lavora parecchio di intuito ed ingegno. In un primo momento il libro ti incita ad investigare accanto ai due protagonisti nella ricerca del colpevole degli efferati delitti commessi nell'abbazia; ma ben presto (tanto si capisce quasi subito chi è il responsabile delle oscure trame) ti obbliga, come se tu ti trovassi davvero insieme a Guglielmo e Adso, in una disperata ricerca del libro maledetto... E non mi nascondo nel dire che, ad un certo punto, ho avvertito davvero la necessità di accelerare la lettura, come se anch'io stessi partecipando alla corsa contro il tempo per salvare qualche libro della biblioteca in fiamme! Il nome della rosa, il romanzo più famoso di Umberto Eco, è un libro che si può leggere tranquillamente in una settimana, ma a causa di alcuni passaggi poco chiari (e spesso infarciti di interi periodi scritti completamente in latino), ho impiegato esattamente il doppio del tempo... sia perché quando incontravo le frasi in latino ho avuto l'accortezza di ricorrere alla traduzione per capirne meglio il significato (invece altri miei amici e conoscenti hanno completamente saltato questi paragrafi), e sia perché in presenza di discussioni filosofiche e storiche (specie i dialoghi tra Guglielmo ed Ubertino) ho preferito fermare la lettura per documentarmi meglio (e qui è doveroso un ringraziamento a Wikipedia) su quanto stavo leggendo nel libro. Insomma, leggere Il nome della rosa è come essere catapultati direttamente nel Medioevo (e leggendo le note finali di Umberto Eco, capisci che questo era proprio il suo scopo): periodo di grandi scoperte e grandi personaggi ma anche periodo di grandi dispute ed incomprensioni religiose... ed il mondo contemporaneo ne sta ancora pagando le conseguenze!
Voto: 5 su 5

lunedì 28 marzo 2016

A proposito di "Tolino"...

Anche nel giorno di Pasquetta ho fatto un giro (tanto per cambiare...) per librerie. Pur dando uno sguardo alle ultime novità, non ho comprato libri... ma, in una piccola libreria di Ostuni (Br), mi ha molto incuriosito un discorso che ho captato tra altri due visitatori a proposito dell'ereader Tolino, definito (da uno dei due clienti) il concorrente del Kindle di Amazon.
Chi mi segue e legge le mie recensioni sa già che io sono un fedelissimo del Kindle (lo uso da anni, mi ci trovo bene e... non vedo perchè dovrei cambiarlo); tuttavia, a chi fosse interessato al Tolino, eccovi le scansioni delle brochure trovate nella stessa libreria:

 
 

Altre informazioni possono essere recuperato direttamente su: Ibs.it, MyTolino.it, Libraccio.it e INDIeBOOK.it.

domenica 27 marzo 2016

Il mio auto-regalo di Pasqua...

Siccome compro pochi libri (ovviamente, detto in tono ironico), ho deciso di ripetete quanto fatto a Natale: ecco, quindi, che mi sono concesso un acquisto extra per un libro: perciò, ho deciso di regalarmi E' così che si uccide, il primo romanzo di Mirko Zilahy.

Formato: copertina rigida
Pagine: 410 pagine
Editore: Longanesi (4 gennaio 2016)
ISBN-13: 978-8830442009

La pioggia di fine estate è implacabile e lava via ogni traccia: ecco perché stavolta la scena del crimine è un enigma indecifrabile. Una sola cosa è chiara: chiunque abbia ucciso la donna, ancora non identificata, l'ha fatto con la cura meticolosa di un chirurgo, usando i propri affilati strumenti per mettere in scena una morte. Perché la morte è uno spettacolo. Lo sa bene, Enrico Mancini. Lui non è un commissario come gli altri. Lui sa nascondere perfettamente i suoi dolori, le sue fragilità. Si è specializzato a Quantico, lui, in crimini seriali. È un duro. Se non fosse per quella inconfessabile debolezza nel posare gli occhi sui poveri corpi vittime della cieca violenza altrui. È uno spettacolo a cui non riesce a riabituarsi. E quell'odore. L'odore dell'inferno, pensa ogni volta. Così, Mancini rifiuta il caso. Rifiuta l'idea stessa che a colpire sia un killer seriale. Anche se il suo istinto, dopo un solo omicidio, ne è certo. E l'istinto di Mancini non sbaglia: è con il secondo omicidio che la città piomba nell'incubo. Messo alle strette, il commissario è costretto ad accettare l'indagine... E accettare anche l'idea che forse non riuscirà a fermare l'omicida prima che il suo disegno si compia. Prima che il killer mostri a tutti, soprattutto a lui, che è così che si uccide!

giovedì 24 marzo 2016

Non la daremo vinta ai terroristi‏

[ricevuto via mail]

Non la daremo vinta ai terroristi‏

Da: senatoripd@partitodemocratico.it (senatoripd@partitodemocratico.it)
A: Antonio
Data: 24 aprile 2016 - 11:18
Oggetto: Newsletter - Non la daremo vinta ai terroristi

A nome dell'Italia porgo il cordoglio per il terribile attentato di Bruxelles. Le lacrime ci rendono ancora più vicini al popolo belga. I terroristi hanno seguito un copione triste colpendo i luoghi della vita di tutti i giorni. Le istituzioni italiane sono impegnate a verificare anche la situazione dei nostri connazionali. Non sfugge il significato simbolico di questo attacco e che gli attentati si sono verificati a qualche centinaio di metri dalle istituzioni europee. E' arrivato il momento di dire senza giri di parole che la minaccia è globale ma i killer sono anche dentro le città. I killer si nascondono nelle periferie, protetti da certe zone urbane. Occorre un progetto di sicurezza senza quartiere senza sosta. Non è il tempo degli sciacalli ma non è neanche il tempo delle colombe; l'Unione Europea vada fino in fondo, con una struttura unitaria di sicurezza e difesa. Le forze di sicurezza italiane hanno dovuto affrontare minacce terribili, dalla mafia, al terrorismo, al brigatismo. Siamo totalmente a disposizione per lavorare insieme alle istituzioni europee ad un progetto organico. L'Italia ha un'esperienza da offrire. Occorre investire in una struttura di sicurezza unitaria europea. I servizi segreti lavorino di più e meglio insieme, con collaborazione costante e continua. Ma allo stesso tempo investiamo altrettante risorse nella sicurezza nella cura delle nostre periferie, nei sobborghi urbani, nella creazione di scuole e spazi, nel presidio del territorio con i militari e anche con i maestri elementari. Da presidente del Consiglio e da padre so che noi non gliela daremo vinta, lo dobbiamo alle vittime di questo attacco, lo dobbiamo anche a noi stessi, agli italiani. Torneremo a vivere in libertà e non rinunceremo ai nostri valori.
Matteo Renzi

[Il video delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio sugli attentati a Bruxelles]

martedì 22 marzo 2016

Ecco l'International Champions Cup 2016


C'è anche l'Inter tra le big che parteciperanno all'International Champions Cup 2016, torneo internazionale che si svolgerà tra Europa e Stati Uniti dal 24 luglio al 13 agosto. Gli altri club invitati a partecipare sono Milan, Chelsea, Bayern Monaco, Leicester, Liverpool, Real Madrid, Barcellona e Celtic.
Questo il calendario dei nerazzurri:

- domenica 24 luglio 2016 (alle 14 ora locale, le 23 in Italia): Psg-INTER. Autzen Stadium; Eugene, Oregon (Usa)
- sabato 30 luglio 2016 (alle 15 ora locale, le 23 in Italia): Bayern Monaco-INTER. Bank of America Stadium; Charlotte, North Carolina (Usa)
- sabato 13 agosto 2016: Celtic-INTER. Restano da ufficializzare orario e stadio della gara.

Queste le parole di Michael Bolingbroke, CEO dell'Inter: "Siamo onorati di partecipare a questa manifestazione con altri top club. Gli Usa sono un mercato molto importante per l'Inter. Il calcio è in continua e rapida crescita negli Usa e siamo impazienti di disputare le nostre partite. Negli Usa giocheremo anche alcune gare amichevoli".

sabato 19 marzo 2016

Misery

Misery
di: Stephen King

Formato: copertina flessibile
Pagine: 382
Editore: Sperling & Kupfer (4 giugno 2013)
ISBN-13: 978-8860619037
Acquistato il: 30 luglio 2014
Letto dal 14 al 19 marzo 2016

Sinossi: Paul Sheldon, un celebre scrittore, viene sequestrato in una casa isolata del Colorado da una sua fanatica ammiratrice. Affetta da gravi turbe psichiche, la donna non gli perdona di aver eliminato Misery, il suo personaggio preferito, e gli impone tra terribili sevizie di resuscitarla in un nuovo romanzo. Paul non ha scelta, pur rendendosi conto che in certi casi la salvezza può essere peggio della morte...

La mia recensione: Partiamo da una confessione e da un'ammissione. Lo confesso: prima d'ora non avevo mai letto il libro (uscito nel 1987) e non avevo mai visto l'omonimo film. Leggendo ora il libro (ma come sapete, sto divorando tutte le opere di King in ordine cronologico) ho cercato, in parte, di colmare questa lacuna. E ora lo ammetto: pur essendo una delle opere più famose di Stephen King, a me non ha proprio entusiasmato né coinvolto più di tanto. Sarà per la trama parecchio striminzita (un famoso scrittore di romanzi rosa è rapito da una pazza ammiratrice che lo costringe, anche con orribili torture ed amputazioni di varie parti del corpo, a riportare in vita il suo personaggio femminile più noto) e sarà per lo scarso numero di personaggi presenti nel romanzo (solo due, lo scrittore e la pazza, e per giunta sempre chiusi nella stessa stanza) ma ho trovato la lettura di una noia mortale... tant'è vero che, poco prima della metà, stavo addirittura per abbandonarlo; sono riuscito ad andare avanti e ad arrivare alla fine solo ed esclusivamente nella speranza (vana) che, prima o poi, accadesse qualcosa di grosso o di inaspettato. Eppure, tutto sommato non mi sento di bocciarlo del tutto: primo perché nella descrizione del morboso rapporto tra la lo scrittore e la sua aguzzina io ci vedo anche, e soprattutto, una analogia con la violazione della privacy dei vip (o presunti tali) da parte dei paparazzi e dei media in generale. In secondo luogo, ho trovato affascinante la psiche dell'ammiratrice pazza e come la stessa sia sprofondata sempre più nella sua follia: salva la vita allo scrittore che ha appena avuto un brutto incidente stradale, se lo porta a casa (e non in ospedale), lo chiude ermeticamente (o quasi) in una stanza, lo droga a più non posso e, solo dopo un iniziale rifiuto di quest'ultimo a scrivere un nuovo libro riparatore su Misery, assistiamo alla definitiva esplosione della sua pazzia.
Voto: 3 su 5

mercoledì 16 marzo 2016

Ecco TIM Prime, il servizio "esclusivo" per i clienti TIM

TIM Prime è la nuova opzione di TIM che nasce, essenzialmente, per contrastare l'analoga Vodafone Exclusive. Tim Prime, che per ora è gratuita ma dal 10 aprile 2016 avrà un costo di 49 centesimi di euro a settimana, offrirà:

- minuti e SMS illimitati verso un numero TIM preferito
- connessione Internet in 4G LTE
- due biglietti per il cinema al prezzo di uno
- un servizio clienti dedicato.

TIM Prime sarà attivato in automatico su tutte le Sim di TIM... perciò, una volta ricevuto l'Sms informativo (a lato potete visionare quello ricevuto sul mio Lumia), se siete interessati a questa opzione non dovrete fare assolutamente nulla. Se invece (come al Sottoscritto... che ha già chiamate illimitate verso un numero TIM e la connessione 4G) non vi interessa, vi basterà andare sulla pagina dedicata all'opzione (e scorrere fino alla voce "TIM Prime non fa per te?"); in alternativa, potete seguire questa procedura:

- chiamate il 409162
- quando sentirete una voce guida che vi elencherà alcune scelte da effettuare, cliccate sul tasto 4 (..."Oppure, per rinunciare a TIM Prime e rimanere alle attuali condizioni, premi il tasto 4")
- cliccate sul tasto 1 ("Per rinunciare a TIM Prime, ai suoi vantaggi e rimanere alle attuali condizioni, premi 1")
- a questo punto, per concludere, verrete informati dell'esito della vostra richiesta: "Abbiamo preso in carico la sua richiesta di rinuncia ai vantaggi di TIM Prime".

lunedì 14 marzo 2016

[RECENSIONE] Trappola mortale

Trappola mortale
di: Lee Child

Formato: Kindle
Dimensioni file: 3003 KB
Pagine: 456
Editore: Longanesi (25 ottobre 2012)
ASIN: B009XCD5SU
Acquistato il: 8 giugno 2015
Letto dal 7 al 14 marzo 2016

Sinossi: Scavare fosse per piscine a Key West, in Florida: un lavoro senza troppi problemi per un uomo che, di problemi, ne ha già avuti fin troppi. Così ha deciso di vivere Jack Reacher, anzi il maggiore Reacher, perché alle sue spalle ci sono West Point, tredici anni di servizio nella polizia militare, una serie interminabile di medaglie e riconoscimenti... Ma quando Costello, un detective privato di New York, arriva a Key West e si mette a cercare proprio Reacher, finendo poi brutalmente ucciso prima ancora di potergli parlare, Jack capisce all'istante che è arrivato, per lui, il momento di rimettersi in moto. E di farlo in fretta, se vuole salvare la pelle. Due domande lo perseguitano: chi è la misteriosa signora Jacob che aveva assoldato Costello? E perché stava cercando proprio lui? Reacher però ignora che il suo cammino verso la soluzione dell'enigma sarà segnato da una terza (più inquietante) domanda: chi è davvero Hook Hobie, il mostruoso individuo coperto di cicatrici e con un uncino al posto della mano destra? Di certo è uno strozzino che, dal suo lussuoso ufficio newyorchese, si arricchisce alle spalle delle aziende in difficoltà. Ma probabilmente è anche un assassino spietato, con molto, moltissimo da nascondere, a cominciare dal suo passato in Vietnam. La posta in gioco è altissima, questo è sicuro. E, per vincere la partita, anche Reacher dovrà scavare nel proprio passato, ripercorrendo vicende che sperava di aver chiuso per sempre e ritrovando, in modo del tutto inatteso, una donna bellissima che potrebbe avere un peso determinante sul suo futuro...

La mia recensione: Terzo capitolo della saga incentrata su Jack Reacher, l'ex ufficiale della polizia militare che, abbandonata inspiegabilmente la divisa, decide di vagabondare in giro per gli Stati Uniti. Nei primi due volumi abbiamo visto che entrambe le volte è stato coinvolto, suo malgrado, in azioni di salvataggio; in questa nuova avventura, invece, Reacher (come è semplicemente chiamato da tutti, compresa la sua famiglia) è richiamato dal suo vecchio comandante per poter far luce su uno strano incidente avvenuto durante la guerra del Vietnam: durante una sfortunata missione di salvataggio, un elicottero precipita ed i sette soldati a bordo perdono la vita... ma, mentre per sei di loro l'esercito ne decreta (con tanto di medaglia) la "morte in missione", per il pilota ed eroe di guerra Victor Hobie si parla solo di "disperso in azione di guerra". Perchè? E perchè, dopo oltre trent'anni da quei fatti, l'esercito ed il governo americano continuano ancora ad insabbiare il tutto? Ma Reacher, mentre cerca di sbrogliare la matassa, dovrà scoprire anche chi è l'enigmatico individuo che cerca con ogni mezzo (anche ricorrendo al sequestro e all'assassinio) di mettergli il bastone tra le ruote. Come ho già avuto modo di dire in altre occasioni, nei primi due libri c'era parecchio thriller ed azione pura da parte del protagonista (nel senso che Reacher non si è minimamente risparmiato in fatto di scazzottate, ossa rotte e versare sangue altrui a volontà); qui, invece, il nostro eroe abbandona il ruolo del duro (abbiamo un solo scontro corpo a corpo all'inizio ed una sola sparatoria alla fine) per indossare quelli del classico investigatore dal fiuto eccezionale e dallo straordinario ragionamento deduttivo. Eppure, nonostante la carenza della classica azione all'americana il libro non mi è dispiaciuto affatto ed anzi, durante la sua lettura, mi son sentito davvero coinvolto nelle indagini di Reacher e della sua bellissima partner femminile. Però, avrei lo stesso qualcosa da ridire sul titolo del libro: perché chiamare un libro Trappola mortale se qui di trappola non c'è proprio traccia, figurarsi poi una mortale. Se voi riuscite a trovare un motivo valido siete pregati di dirmelo, io non ci son proprio riuscito. Menzione speciale, inoltre, per il finale davvero inaspettato: tutti gli indizi del racconto mi hanno portato in una direzione, Lee Child invece è riuscito a smontare la mia tesi ed a spiazzarmi del tutto.
Voto: 4 su 5

martedì 8 marzo 2016

[RECENSIONE] Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve
di: Jonas Jonasson

Formato: Kindle
Dimensioni file: 3450 KB
Pagine: 446
Editore: Bompiani (25 gennaio 2012)
ASIN: B007CJFJP8
Acquistato il: 1° ottobre 2013
Letto dal 3 al 7 marzo 2016

Sinossi: Alla festa di compleanno di Allan ci sono proprio tutti, dal sindaco alla stampa, alla direttrice della casa di riposo. In fin dei conti non si compiono cent'anni tutti i giorni. Allan, invece, è di un’altra idea. Dopo una vita lunga e avventurosa non ha tempo per le sciocchezze. Così, invece di spegnere le candeline, scavalca la finestra e, in pantofole, se ne va. Un incontro imprevisto, un malinteso e qualche provvidenziale colpo di fortuna trasformeranno quest'ultima avventura nella più ingarbugliata e indimenticabile della sua vita.

La mia recensione: Per una volta abbandono il mio genere letterario preferito e, messo da parte il thriller, mi sono cimentato con questo romanzo abbastanza leggero ma davvero niente male. Già il titolo lascia intuire che il protagonista ne combinerà di tutti i colori: Allan Karlson è, appunto, un arzillo vecchietto ospite di una casa di cura per anziani che decide di scavalcare la finestra della sua stanza e svignarsela proprio nel giorno del suo centesimo compleanno. Da qui in poi è tutto un susseguirsi di divertenti episodi e situazioni esilaranti... partendo, subito dopo la rocambolesca evasione, dal furto di una valigia che (ma questo Allan lo scoprirà in seguito) contiene 52 milioni di corone svedesi. A lui si aggregheranno, durante la sua incredibile fuga, altri personaggi (uno più simpatico dell'altro) compresi un elefante e lo stesso ispettore capo incaricato di sbrogliare la matassa. Nel corso della lettura, inoltre, alcuni flashback ci mostreranno le tante avventure vissute da Allan nel corso della sua strampalata vita e la miriade di personaggi da lui conosciuti (e diventati suoi amici affettuosi): il generalissimo Franco, Mao, Stalin, Churchill, i presidenti Truman, Nixon, de Gaulle e, giusto per non farci mancare niente, il fratello scemo di Einstein. Lettura abbastanza agevole e sbarazzina (ma vista la storia raccontata non poteva che essere così) ma un appunto, anzi due, bisogna pur dirlo: Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve (uscito nel 2009) ha scimmiottato, e non poco, la storia di Forrest Gump (libro del 1986 e film del 1994) che, non a caso, abbracciano più o meno lo stesso periodo storico. L'altro punto debole del romanzo l'ho riscontrato nella parte in cui Allan incontra Stalin, si rifiuta di costruirgli la bomba atomica e, perciò, viene rinchiuso in un gulag nei pressi di Vladivostok (ed evaderà anche da qui): tutta questa parte del romanzo ha segnato un mostruoso calo nel ritmo narrativo che io avrei evitato o, perlomeno, di narrarlo in altro modo. Comunque, al di là di questo, il libro merita di essere letto... se non altro per passare qualche serata spensierata e, come il sottoscritto, ridere a crepapelle davanti al proprio Kindle.
Voto: 4 su 5

lunedì 7 marzo 2016

E' morto Ray Tomlinson, il "papà" delle email

Sembra una cosa da poco... ma non lo è affatto: se Internet è sempre più diffuso, il merito è anche di chi ha avuto l'intuizione della posta elettronica, o email che dir si voglia... e oggi tutti, è inutile negarlo, piangiamo la sua scomparsa. Ray Tomlinson è morto ieri a 74 anni e l'annuncio è stato dato dalla Raytheon, l'azienda di tecnologie militari per cui lavorava.
La sua geniale invenzione è datata 1971: Tomlinson, mentre lavorava per un'azienda di Boston, cominciò a studiare qualche modo per poter inviare messaggi tramite il suo computer... e tra le sue idee c'era anche la famosissima chiocciola (@, in inglese si legge "at"), che poi sarebbe diventata il simbolo mondiale della posta elettronica.
Oggi, grazie a quell'invenzione, nel mondo ci sono quasi 4 miliardi di indirizzi di posta elettronica e le email inviate a livello aziendale sono quasi 100 miliardi all'anno.

domenica 6 marzo 2016

Eugenio Scalfari: "Il racconto di 40 anni di vivace concorrenza tra noi e il Corriere"

Riporto un bellissimo editoriale di Eugenio Scalfari pubblicato quest'oggi su Repubblica:

Il racconto di 40 anni di vivace concorrenza tra noi e il Corriere
di Eugenio Scalfari

Ricordo ancora quando nell'autunno del 1975 feci una sorta di tour nelle sale teatrali delle principali città italiane per presentare pubblicamente il futuro giornale quotidiano la Repubblica che sarebbe uscito nelle edicole il 14 gennaio del 1976. "Dall'alpi alle Piramidi", scrisse il poeta. Più modestamente io andai da Torino a Palermo, da Milano a Bari, da Reggio Calabria a Bologna, a Firenze, a Verona, a Padova, a Catania, a Genova, insomma dappertutto, concludendo al teatro Eliseo di Roma.
Dopo aver esposto le caratteristiche più interessanti del futuro giornale, a cominciare dal formato che era per l'Italia un'assoluta novità e il cosiddetto palinsesto, cioè la collocazione dei diversi argomenti, l'abolizione della classica terza pagina, il trasferimento delle pagine culturali al centro e una sezione economica che chiudeva il giornale, la parola passava al pubblico e le domande fioccavano. Quante pagine? Trentadue. Quali sono i temi esclusi? Le cronache locali, la meteorologia, lo sport. Anche lo sport? Sì, anche lo sport. Ed infine: qual è l'obiettivo editoriale? Superare tutti gli altri giornali. Anche il Corriere della Sera? Sì, anche il Corriere, anzi l'obiettivo è proprio quello.
Il pubblico accoglieva quest'ultima risposta da un lato ridendo e dall'altro applaudendo. E poi, giù il sipario.
L'inseguimento durò esattamente dieci anni: nel 1986 raggiungemmo e superammo il Corriere nonostante che, sotto la direzione di Piero Ottone, avesse raggiunto il massimo delle sue vendite.
E nonostante avesse adottato una politica di neutralità nei confronti del partito comunista che fin lì era stato la bestia nera del giornale di via Solferino, da custodire ideologicamente in una gabbia del giardino zoologico o in un ghetto dal quale non si può né entrare né soprattutto uscire.
Dieci anni sono appena un baleno per superare un giornale che esisteva esattamente da cent'anni quando Repubblica vide la luce.
L'altro ieri il Corriere della Sera ha giustamente celebrato i suoi 140 anni pubblicando un supplemento molto interessante che contiene l'elenco di tutti i direttori. Innumerevoli, a cominciare dal fondatore che si chiamava Eugenio Torelli Viollier e soffermandosi soprattutto su Luigi Albertini che di fatto lo rifondò nel 1900 e lo diresse fino al 1921 quando, nominato senatore del Regno, ne lasciò la guida al fratello continuando però a scriverci articoli di un coraggioso antifascismo, ancorché lui, Luigi Albertini, fosse un liberal-conservatore di un antisocialismo a prova di bomba e quindi, dal '19 al '22, sostanzialmente non ostile alle squadre che incutevano timore alle "Case del popolo", così come era stato un fiero interventista nella guerra del '15, appoggiando D'Annunzio che ne era la bandiera.
Centoquarant'anni da un lato e quaranta dall'altro; una miriade di direttori da un lato e tre (il terzo dei quali è però arrivato da poche settimane) dall'altro. Che cosa è accaduto nel periodo di convivenza e di concorrenza tra le due testate? Come è cambiato il paese, l'opinione pubblica, il costume e quale è stata la funzione dei due giornali nell'influenzare quell'opinione ed esserne al tempo stesso influenzati?
Il Corriere della Sera è sempre stato il giornale del capitalismo lombardo: produttività, profitto da reinvestire, "fordismo" come allora si diceva, salari soddisfacenti e aggrappati alla produttività della manodopera che alimentava la domanda, dialettica severa con i sindacati, antisocialismo e soprattutto anticomunismo, atteggiamento filogovernativo sempreché i governi in carica aiutassero gli investimenti privati con appositi e tangibili incentivi che facessero funzionare a dovere i servizi pubblici; fiscalità proporzionale e non progressiva, commercio con l'estero libero nei settori nei quali la nostra economia era in grado di competere ma protezionismo e dazi dove eravamo ancora in fase immatura. Laicismo ma con misura perché la religione e la famiglia rappresentavano i pilastri della società. In politica estera Francia, Inghilterra e America erano i punti di riferimento. Governi, sia in Italia sia all'estero, preferibilmente liberal-conservatori.
Questo il quadro generale, che aveva il vantaggio d'esser condiviso dalle classi dirigenti non solo lombarde ma italiane. Infatti il Corriere vendeva metà della tiratura in Lombardia e soprattutto a Milano e provincia dove la sua cronaca locale ne aumentava la diffusione; l'altra metà nel resto d'Italia e soprattutto nelle città dove una parte della classe dirigente si sentiva adeguatamente rappresentata da quel giornale.
Questa struttura al tempo stesso economica, politica e culturale era stata creata da Luigi Albertini che non era soltanto un giornalista ma anche organizzatore, uomo di vasta cultura e di vaste conoscenze sociali, comproprietario di maggioranza nella società che editava il Corriere, avendo con sé come soci di minoranza alcuni famiglie industriali, proprietarie di imprese soprattutto tessili.
Proprio per queste caratteristiche Albertini era molto più che un direttore nominato da una proprietà, era direttore e proprietario, quindi assolutamente indipendente. Condivideva pienamente gli ideali e gli interessi del capitalismo lombardo, ma gli dava una vivacità ed una modernità sua propria con il risultato di influenzare la pubblica opinione di stampo liberal-conservatore senza peraltro che lui e il Corriere che era casa sua ne fossero condizionati. Era molto patriottico Luigi Albertini. Non amava la guerra ma le imprese coloniali sì, anche per mettere l'Italia a livello delle altre potenze europee.
Giudicava il governo italiano dal colore politico che aveva, ma anche dall'efficienza. E metteva gli interessi del Corriere ed i valori del giornale al centro della sua attenzione. Di fatto il Corriere era un partito di cui il suo direttore era il capo. Infatti parlava con i presidenti del Consiglio direttamente. Al prefetto di Milano parlava quasi come un suo superiore e lo stesso faceva con il direttore della Banca d'Italia, specie quello che dirigeva la sede milanese dell'Istituto.
Queste notizie sono in gran parte rese esplicite dalle sue memorie, fonti di grande ricchezza per ricostruire il passato.
Questa situazione proseguì quando Albertini dovette cedere la proprietà del giornale perché Mussolini non sopportava che i grandi quotidiani italiani fossero posseduti da giornalisti-direttori. Così accadde al proprietario-direttore de La Stampa, Alfredo Frassati, così accadde anche alla Serao che dirigeva e possedeva Il Mattino di Napoli ed ad altri quotidiani importanti e così accadde anche a lui, che dovette cedere la proprietà alla famiglia Crespi, fortemente impegnata nell'industria tessile e già azionista di minoranza nella società del Corsera.
I direttori nominati dai Crespi dovevano naturalmente essere graditi a Mussolini, che come primo mestiere era stato direttore prima dell'Avanti e poi del Popolo d'Italia da lui fondato. Al Corriere, come negli altri giornali che erano ormai ossequienti al regime fascista, voleva giornalisti bravi che però adottassero la linea del governo, sia pure adattandola al tipo di lettori ai quali quel giornali si dirigeva. Dunque propaganda capillare attraverso testate di prestigio che quel prestigio dovevano conservarlo e addirittura accrescerlo. Il Corriere della Sera si conformò a quelle direttive come tutti gli altri. Con un minimo di fronda? Direi di no. Del resto la fronda non era possibile.
Le cose naturalmente cambiarono quando il fascismo cadde e il Corriere diventò come tutti gli altri un giornale antifascista, famiglia Crespi consenziente.
Il primo direttore della nuova situazione fu Mario Borsa che non era soltanto antifascista ma anche repubblicano. Su questo punto i Crespi non erano d'accordo, tant'è che Borsa, a Repubblica già proclamata, si ritirò. Ma poi la qualità professionale dei direttori che si avvicendarono a via Solferino fu sempre notevole e culminò con Missiroli, con Spadolini e infine con Piero Ottone del quale ho già fatto cenno.
Quando nacque Repubblica c'era appunto lui alla direzione del Corriere; ma vent'anni prima era già nato l'Espresso, il settimanale "genitore" del quotidiano. E l'Espresso aveva già messo sotto tiro la stampa quotidiana, la sua formula, i suoi valori, tutti sotto l'influenza del Corsera. Sicché la polemica tra il nostro gruppo e il Corriere e il resto dei quotidiani fatti a sua somiglianza, non è cominciata quarant'anni fa ma sessanta. Solo La Stampa di Torino era del tutto diversa dal Corriere, e Il Giorno di Milano, che però aveva già perso una parte della sua iniziale brillantezza.
Questo fu il teatro nel quale i due gruppi si scontrarono.
Come avvenne e di quali valori diversi il gruppo Espresso-Repubblica fosse portatore l'ho già accennato all'inizio di quest'articolo, ma ora mi soffermerò su qualche punto che merita d'essere approfondito.
La parola liberale anzitutto. Nella lingua inglese si chiama "liberal" che serve a designare chiunque non sia asservito ad una ideologia. Non riflettono abbastanza, secondo me, sull'uso ed il senso della parola "ideologia" che lessicalmente significa adesione ad un'idea e perciò anche sostenere che "liberal" è colui che non si sente asservito ad una qualsiasi ideologia configura in questo modo proprio un'ideologia.
Comunque il significato reale della parola "liberal" consiste nel rifiuto del totalitarismo. I liberal cioè possono cambiare idea secondo l'andamento dei fatti che modificano il luogo in cui essi vivono. Basta lessicalmente aggiungere una aggettivo a quella parola: c'è il liberal conservatore, il liberal moderato, il liberal progressista. Al di là non si va, il liberal radicale non è concepibile. Il liberal vive in uno spazio che politicamente è definibile di destra o di centro, ma non di sinistra. Aggiungo che dal punto di vista economico è liberista.
Da noi, nel linguaggio politico italiano, questi aggettivi sono applicabili ma esistono anche altre e più approfondite spiegazioni.
Anzitutto quegli aggettivi possono diventare sostantivi: reazionari, conservatori, moderati, progressisti. Inoltre c'è la parola liberale ma c'è anche liberista, libertario, libertino.
A mio parere il Corriere della Sera, sia pure con i mutamenti portati dai vari direttori nelle varie stagioni della loro direzione, ha sempre avuto un sottofondo liberale-liberista e conservatore o moderato.
Noi, di Espresso-Repubblica, siamo sempre stati liberal-democratici. E se volete altre ma equivalenti definizioni, siamo stati innovatori con l'ancoraggio del bene comune, della giustizia sociale, dell'eguaglianza dei punti di partenza, cioè dare a tutti i cittadini e soprattutto ai giovani le stesse possibilità di misurarsi con la vita.
Questo significa liberal-democratico che è la definizione politica dei due grandi valori di libertà ed eguaglianza, mettendone secondo le circostanze l'accento a volte più sulla libertà e a volte sull'eguaglianza, purché l'altro valore sia sempre presente e mai dimenticato.
Questo diversifica i due gruppi editoriali e le due opinioni pubbliche che sentono l'appartenenza all'uno o all'altro.
Noi non siamo mai stati un partito, ma sempre abbiamo avuto noi stessi, cioè i valori che noi sosteniamo, come punto esclusivo di riferimento.
Sono stati di volta in volta alcuni partiti o alcune correnti di quei partiti, ad avvicinarsi a noi, ma non è mai avvenuto il contrario. Spesso è capitato che fossero con noi Guido Carli quando era governatore della Banca d'Italia e Antonio Giolitti, comunista prima e socialista dopo la crisi di Ungheria repressa nel sangue dalle truppe sovietiche. Oppure Aldo Moro ed Enrico Berlinguer, oppure Beniamino Andreatta, oppure Ciriaco De Mita.
Noi siamo sempre stati laici, fautori della libera Chiesa in libero Stato, ma molti democristiani sono stati vicini a noi e si sono battuti di conseguenza ed alcuni comunisti hanno modificato la loro ideologia non certo per merito nostro, ma con noi si sono trovati a loro agio.
Questo è stato ed è il nostro patrimonio ideale e civile. E questo ho ragione di credere che resterà in un futuro che non deve dimenticare il passato e che deve operare attivamente nel presente garantendo libertà e giustizia sociale.

Si parte...!

Rieccomi...! Dopo aver chiuso il mio vecchio blog, precedentemente ospitato (ma ormai abbandonato al suo destino...) sulla piattaforma di Libero.it, riparto con quest'altro, in cui ci metterò un po' di tutto: le mie passioni (lettura, musica, sport e politica) e le mie considerazioni su quello che accade intorno a noi. E, qualunque sia il vostro colore politico o la vostra fede calcistica, potrete commentare liberamente (nel pieno rispetto della buona educazione), perché qui sarete sempre i benvenuti.
Buon viaggio,

Antonio

ps. da domani questo blog sarà facilmente raggiungibile anche da www.rosato.eu; se volete scrivermi (o anche per suggerimenti vari), la mia mail è antonio@rosato.eu.

giovedì 3 marzo 2016

[RECENSIONE] La meraviglia degli anni imperfetti

La meraviglia degli anni imperfetti
di: Clara Sánchez

Formato: copertina rigida
Pagine: 218
Editore: Garzanti Libri (25 febbraio 2016)
ISBN: 978-8811684091
Acquistato il: 26 febbraio 2016
Letto dal 29 febbraio al 3 marzo 2016

Sinossi: La luna illumina d'argento la stanza. Fran ha sedici anni e vuole fuggire da quelle mura, da sua madre che non si è mai occupata di lui. Nel piccolo sobborgo di Madrid in cui è cresciuto passa le sue giornate con l'amico Eduardo e sua sorella Tania, di cui è perdutamente innamorato. I due ragazzi non potrebbero essere più diversi da lui. Figli di una famiglia benestante, frequentano le scuole e gli ambienti più esclusivi. Eppure Fran sente che dietro quell'apparenza dorata si nasconde qualcosa. Quando Tania sposa all'improvviso un uomo dal passato oscuro, i dubbi si trasformano in certezze. Eduardo comincia a lavorare per il cognato e tutto cambia. È sempre più solitario e nulla sembra interessargli. Fran ha bisogno di sapere come stanno veramente le cose. Ma la risposta non è mai stata così lontana. Perché Eduardo gli consegna una chiave misteriosa da custodire chiedendogli di non parlarne con nessuno. E pochi giorni dopo scompare. Da quel momento Fran ha un solo obiettivo: deve sapere cosa è successo. Deve scoprire cosa apre quella chiave. Il suo amico si è fidato di lui. La ricerca lo porta a svelare segreti inaspettati. Lo porta su una strada in cui è sempre più difficile trovare tracce di Eduardo. Perché ci sono indizi che devono rimanere celati e a volte il silenzio dice molto di più di tante parole.

La mia recensione: Ho letto tutti i libri di Clara Sánchez ma, dopo il secondo consecutivo a deludermi, penso che con l'autrice spagnola smetterò qui! Romanzo che, nelle intenzioni dell'autrice, vorrebbe essere un giallo... ma, invece, si è rivelato di una pesantezza unica: non succede niente di niente e, alla fine, la storia si rivela essere abbastanza pallosa, piatta e monotona! Cerco di farvi capire un po' la trama: il tutto è raccontato in prima persona da Fran che all'inizio è poco più che un ragazzino (il padre ha abbandonato il tetto coniugale e la madre, tossicodipendente, passa da un amante all'altro); con l'adolescenza arriva anche la prima cotta per Tania, sorella del suo migliore amico Eduardo (in realtà è il suo unico amico). Arriva la giovinezza... e Tania annuncia il suo matrimonio con un losco individuo messicano: Fran incassa il colpo ma accetta la decisione della sua ex fiamma; Eduardo, invece, vede spalancarsi un futuro fatto di soldi a palate, grosse auto e abiti firmati. Qualche anno dopo, ritroviamo Fran che lavora sottopagato in una videoteca e, inaspettatamente, riceve la visita di Eduardo: l'amico, che si dice preoccupato per la sorella e per sé stesso, consegna a Fran la chiave e l'indirizzo di un appartamento e la promessa di tremila euro. Poi sparisce e di lui non si avranno più notizie (né in Spagna e né in Messico). Fran, in cerca di una qualche traccia dell'amico scomparso, si reca ripetutamente nell'appartamento in questione ma, ogni volta vi trova solo l'amante taiwanese di Eduardo che, a questo punto, diventa anche la sua amante! Il libro si chiude con Fran, ormai adulto, abbandonato da tutti, comprese la madre, Tania e l'amante taiwanese. Insomma, in questo romanzo si passa ripetutamente da una situazione ad un'altra senza nessun motivo apparente e senza soluzione di continuità. Cosa davvero assurda è il fatto della sparizione di Eduardo: nessuno che muove un dito per ritrovarlo (non i suoi genitori a Madrid, non sua sorella in Messico), l'unico che ha una qualche minima reazione è Fran le prime volte che si reca nel misterioso appartamento, ma poi anche lui si disinteressa delle sorti dell'amico scomparso... e la sua unica intenzione diventa il potersi ciulare la ragazza taiwanese.
Voto: 1 su 5

martedì 1 marzo 2016

National Geographic Italia - marzo 2016

National Geographic Italia - marzo 2016

Vol. 37 - N. 3 (n. 218 della mia collezione)
Prezzo di copertina: 4,50 euro

In copertina: Ogni giorno quintali di prodotti agricoli vengono scartati solo perché non sono molto belli da vedere: eppure potrebbero contribuire a sfamare il mondo. Fotografia di Hans Gissinger

Editoriale (del direttore Marco Cattaneo): Viva le contaminazioni. Negli anni in cui gli arabi presero Palermo, intorno all'831 d.C., completava le sue opere matematiche Muhammad ibn Musa al-Khwarizmi, responsabile della biblioteca di Baghdad che tradusse in arabo molte opere di epoca ellenistica, salvandole dall'oblio. Dal suo nome deriva il termine algoritmo, e al suo volume più celebre dobbiamo la parola algebra, dall'antico termine arabo al-jabr, che secondo gli storici significa unione, completamento. Quello di Palermo fu un assedio sanguinoso, che rase al suolo la città decimandone gli abitanti. Ma appena un secolo dopo Balarm, come fu ribattezzata dagli invasori, era la città più popolosa d'Italia, con 300.000 abitanti e 300 moschee. E per l'anno 1000 la quota di musulmani in Italia era molto più alta di adesso. In due secoli e mezzo la dominazione araba ha profondamente influenzato la nostra cultura, come ricorda Ursula Janssen in queste pagine, anche grazie a una coabitazione spesso pacifica e con il trasferimento di un sapere prezioso. Secoli dopo, i matematici italiani del Cinquecento avrebbero recuperato, grazie al salvataggio compiuto dalla cultura araba, anche l'eredità di quell'Archimede che diede lustro a Siracusa. Quando si dice le contaminazioni... A proposito, se siete curiosi di contaminazioni, culture e costume, non perdetevi la nostra mostra Fashion. Moda e stile negli scatti di National Geographic. È a Torino, a Palazzo Madama, fino al 2 maggio. E vi farà fare un viaggio immaginario nello spazio e nel tempo attraverso i modi di vestire delle culture umane.

- Meno spreco, meno fame. Ogni anno nel mondo viene buttato via circa un terzo del cibo, spesso per motivi estetici. Quel cibo potrebbe sfamare due miliardi di persone.
- L'altro Iraq. Dopo un decennio d'oro di relativa pace e prosperità, i Curdi iracheni ora si sentono sotto assedio. E i giovani si mobilitano per combattere l'ISIS.
- La corsa fredda. Con i suoi abbondanti giacimenti, l'Artide è la nuova frontiera dell'estrazione di materie prime. Ma condizioni e territorio rendono il compito più arduo del previsto.
- Quando eravamo arabi. Restano poche tracce materiali delle invasioni islamiche in Italia, ma nel corso dei secoli il mondo arabo ha influenzato fortemente molti aspetti della nostra cultura.