lunedì 29 agosto 2016

Pelikan 4001 [recensione]


Non è proprio cosa facile fare una recensione di un prodotto talmente banale che... alzi la mano chi non ha mai sentito parlare del Pelikan 4001, il famosissimo inchiostro per penne stilografiche! Tuttavia, mi sono deciso a fare questo grande (?) passo dopo aver notato un comportamento anomalo del colore nero. Ma andiamo con ordine...
In commercio esistono svariate marche (Pelikan, Lamy, Twsbi, Parker, Pilot, J. Herbin, Monteverde, Waterman e Rohrer & Klingner solo per citare i più noti) e svariate colorazioni in svariate (direi quasi infinite) sfumature. E, ovviamente, c'è anche da scegliere se, per la propria stilografica, si debbano usare inchiostri in cartuccia (due esempi su tutti: la Pelikan 4001 ha una confezione da sei cartucce corte, la Lamy da 5 ma lunghe) o, tramite gli appositi converter per caricare l'inchiostro direttamente dalla bottiglietta (il caro e vecchio calamaio). E anche qui, tanto per complicarci ulteriormente la vita, ogni marca ha la sua esclusiva bottiglietta.
Chi segue il mio sito sa già che io ho un debole per le stilografiche della Lamy (possiedo due Lamy Safari) e per i suoi inchiostri: uso moltissimo il blu (mi piace la sua brillantezza pur rimanendo sobrio) ed il rosso (che uso solo quando c'è da sottolineare/evidenziare). Ogni tanto compro anche il blu-nero... che dovrebbe essere (come negli inchiostri delle altre marche) una specie di blu scuro ma, e non so perché, questo della Lamy tende parecchio al grigio.
Poco prima, però, parlavo di usare inchiostri in cartuccia o in bottiglietta. Io, invece, ho optato per una via di mezzo: uso sì gli inchiostri in bottiglietta ma, con il supporto di una siringa (la classica siringa da iniezione), riempio le cartucce. Il risultato è sempre quello... ma ne ho un ritorno in termini economici!
Ebbene, dopo tutta questa doverosa premessa, entriamo nello specifico della recensione del Pelikan 4001.
Brilliant black (nero)
Si diceva di un comportamento anomalo del colore nero. Sino a poco tempo fa non ho mai avuto problemi con questo colore (che la Pelikan definisce Brilliant black): scorreva ottimamente e in maniera fluida e, cosa importantissima, non intasava le penne. Invece, da qualche mese a questa parte, indipendentemente da quale penna uso, sto avendo problemi di fluidità e di intasamento: sporadicamente l'inchiostro tende a non uscire dal pennino, quasi come se si fosse seccato. Il mio timore era che il mio negoziante di fiducia mi avesse rifilato qualche vecchia bottiglietta che aveva in magazzino da chissà quanto tempo; perciò ho voluto fare un tentativo acquistando una bottiglietta in un'altra città... ma il risultato era sempre lo stesso: la stilografica, a volte, si inceppa! Inoltre, parlando con altri utilizzatori di stilografiche, ho avuto la conferma che il problema si è ormai diffuso e che si sta verificando sia con l'inchiostro in cartuccia, sia con quello in bottiglietta... e l'unica spiegazione possibile che son riuscito a darmi è un probabile cambio di pigmentazione o di qualche altra sostanza contenuta nell'inchiostro che ne ha aumentato la densità e creando un effetto catrame. Io altri motivi non riesco proprio a trovarne! Ho l'impressione che anche per quanto riguarda il nero dovrò passare (ma la cosa non mi dispiace affatto) all'inchiostro della Lamy.
Brilliant red (rosso)
Passiamo al colore rosso che, come ho detto prima, io solitamente lo uso per sottolineature ed evidenziazioni; per cui, visto l'uso abbastanza limitato che ne faccio, ho sempre acquistato solo le cartucce, mai la bottiglietta. La Peliakn lo chiama Brilliant red, e per essere brillante... lo è davvero; però, non è propriamente un rosso rosso ma tende parecchio all'arancio. Il principale aspetto negativo di questo colore è che... non resiste all'acqua! Di conseguenza regolatevi voi stessi se acquistarlo o meno in baso all'utilizzo che ne dovrete fare.
Royal blue (blu)
Completo questa mia recensione con il Royal Blue. Tra tutti gli inchiostri del Pelikan 4001 è il mio colore preferito e perciò, anche se è l'inchiostro scolastico per eccellenza, io lo uso ovunque e in qualunque situazione (privata o lavorativa): lo compro sin dal 1986 (più o meno) e non mi ha mai tradito! È un inchiostro che funziona in modo egregio su ogni tipo di stilografica e su ogni tipo di pennino (dal grosso al fine o extra fine), ha un flusso sempre regolare e non intasa la penna su cui è caricato. Ma, un aspetto negativo di questo colore è che appena si inizia a scrivere con una penna rimasta ferma per qualche ora, si nota uno spiacevole effetto feathering, ossia l'inchiostro tende a spandersi sul foglio. Per carità, stiamo parlando di pochi attimi (giusto giusto le prime tre/quattro parole), ma comunque non è un fenomeno bello da vedere. Inoltre, quando succede ciò, state pur certi che si verificherà anche l'effetto bleed through (l'inchiostro che attraversa la carta). La sua tonalità, che i puristi della stilografica definirebbero banale, è davvero notevole, anche se è tendente (ma lo si nota appena) al viola scuro. Ha una piacevole brillantezza (ed ecco spiegato perché la Pelikan lo chiama Royal) che gli conferisce una colorazione né tropo chiara né troppo scura. Ma attenzione: la stessa Pelikan definisce questo colore come lavabile... e da qui si capisce che è un colore per nulla resistente all'acqua! Tuttavia, c’è da dire che tutti i miei vecchi scritti di tanti anni fa (compresi appunti sui libri presi quando andavo alle scuole superiori negli anni '80 e '90) sono ancora perfettamente leggibili, al massimo hanno perso solo la brillantezza.
Per concludere, e per riassumere tutto ciò che ho scritto, eccovi qui sotto tre scansioni (che io ho cercato di riprodurre fedelmente nei colori e nelle tonalità):

  

- foto 1 (da sinistra): i tre inchiostri principali del Pelikan 4001 (Brillant black usato con stilografica Jinhao X750, Royal blue usato con la Kaweco Sport Classic e Brilliant red usato con la Jinhao 886) alle prese con l'incipt del Signore degli Anelli.
- foto 2: il retro dello stesso foglio... e come potete notare, solo nel Royal Blue sono molto evidenti i fenomeni feathering e bleed through.
- foto 3: il Royal blue alle prese con due penne differenti: Kaweco Sport Classic e Lamy Safari. Per scrivere questa pagina ho usato l'incipt de Il Codice da Vinci.

sabato 27 agosto 2016

[Recensione] L'ipotesi del male

L'ipotesi del male
di: Donato Carrisi

Formato: Kindle
Dimensioni file: 1541 KB
Pagine: 432
Editore: Longanesi (29 aprile 2013)
ASIN: B00CBS5AQI
Data di acquisto: 27 febbraio 2015
Letto dal 23 al 27 agosto 2016

Sinossi: C'è una sensazione che tutti, prima o poi, abbiamo provato nella vita: il desiderio di sparire. Di fuggire da tutto. Di lasciarci ogni cosa alle spalle. Ma per alcuni non è solo un pensiero passeggero. Diviene un'ossessione che li divora e li inghiotte. Queste persone spariscono nel buio. Nessuno sa perché. Nessuno sa che fine fanno. E quasi tutti presto se ne dimenticano. Mila Vasquez invece è circondata dai loro sguardi. Ogni volta che mette piede nell'ufficio persone scomparse, il "Limbo", centinaia di occhi la fissano dalle pareti della stanza dei passi perduti, ricoperte di fotografie. Per lei, è impossibile dimenticare chi è svanito nel nulla. Anche perché la poliziotta ha i segni del buio sulla pelle, come fiori rossi che hanno radici nella sua anima. Forse per questo Mila è la migliore in ciò che fa: dare la caccia a quelli che il mondo ha dimenticato. Ma se d'improvviso alcuni scomparsi tornassero con intenzioni oscure? Come una risacca, il buio restituisce prima gli oggetti di un'esistenza passata. E poi le persone. Sembrano identici a prima, questi scomparsi, ma il male li ha cambiati. Alla domanda su chi li ha presi, se ne aggiungono altre. Dove sono stati tutto questo tempo? E perché sono tornati? Mila capisce che per fermare l'armata delle ombre non servono gli indizi, non bastano le indagini. Deve dare all'oscurità una forma, deve attribuirle un senso, deve formulare un'ipotesi convincente, solida, razionale. Un'ipotesi del male... Ma per verificarla non c'è che una soluzione: consegnarsi al buio.

La mia recensione: Ho iniziato la lettura di L'ipotesi del male senza prima aver letto Il suggeritore, di cui questo romanzo ne è il naturale prosieguo; eppure, nonostante i tanti rimandi e riferimenti alla figure del Suggeritore stesso (che qui ritorna ma come personaggio marginale), non ho incontrato grossi problemi nella sua lettura. Certo, quando si accenna ai fantasmi del passato di Mila Vasquez, non ho avuto la minima idea di cosa si parlava... ma, di certo, non è ho fatto un dramma!
L'agente di polizia Mila Vasquez lavora alla sezione denominata Limbo in cui si affrontano i casi di persone scomparse da così tanto tempo che nessuno (neanche la stampa e la TV) si interessa più a loro. Quando si ha a che fare con persone morte per omicidio si sa anche che c'è un colpevole; e con le persone scomparse da dieci o vent'anni come la mettiamo, visto che non sappiamo neanche se sono scomparse volontariamente, in seguito a rapimento o più semplicemente (si fa dire) sono stati vittime di un qualche incidente ed il loro eventuale cadavere non è mai stato identificato? Ecco, questo è il lavoro di Mila Vasquez: recuperare vecchie tracce e ritrovare persone ormai dimenticate da tutti! I problemi per la nostra protagonista iniziano quando alcune di queste persone scomparse ricompaiono dopo vent'anni dalla loro sparizione... e il guaio è che, nel frattempo, questi individui sono completamente cambiati e son tornati solo per macchiarsi di orrendi delitti! Mila sarà affiancata da Simon Berish, grande esperto in interrogatori ma con un grande fardello sulle spalle: molti anni prima egli stesso fu accusato, anche in mancanza di prove certe di colpevolezza, di aver fatto sparire nel nulla una testimone di giustizia. I due colleghi, tra lo scetticismo generale di tutto l'apparato poliziesco, inizieranno una sorta di caccia al tesoro per: 1. cercare di capire come hanno fatto a sparire quelle persone; 2. cosa unisce le loro sparizioni; 3. dove sono state in questi vent'anni; 4. perché sono ricomparse proprio ora e, soprattutto, 5. chi ha permesso tutto questo pandemonio? Con la trama mi fermo qui... anche perché, se entro nei particolari rischio davvero di fare spoiler.
Questo romanzo non è il solito thriller (in cui basta rimettere insieme i pezzi del puzzle per arrivare alla soluzione del caso) ma è molto molto inquietante; inoltre, come in altri scritti di Donato Carrisi che ho letto, ci consente di entrare nella mente umana... solo per accorgerci che il confine tra ciò che è bene e ciò che è male è davvero esile ed effimero, e basta un nonnulla per farlo cadere!
Le ambientazioni in cui si muove la protagonista insieme al suo partner sono claustrofobiche e davvero suggestive: tanto per fare un esempio, anche un innocuo parco giochi per bambini qui diventa un luogo assolutamente da evitare! Discorso a parte meritano i due eroi della storia, perché (ed è la prima volta che mi succede)... non mi son piaciuti per niente, e quasi quasi cominciavano anche a starmi antipatici!
Partiamo dal coprotagonista Simon Berish: in tutto il libro viene descritto come un poliziotto ingiustamente accusato di un fatto di sparizione avvenuto quasi vent'anni prima. Ok, posso anche capire che ti hanno accusato senza neanche uno straccio di prova che ti inchiodi... ma, santiddio, perché passare vent'anni della propria vita senza un pur minimo tentativo di discolparsi? Passiamo a Mila Vasquez: non avendo letto Il suggeritore non conosco cosa gli sia accaduto in quel contesto e che traumi gli abbia lasciato, tuttavia... era proprio necessario isolarsi in uno squallido ufficio situato in un uno squallido corridoio e comportarsi in modo squallido, insopportabile e a tratti menefreghista verso il resto del mondo?
Voto:  (4 su 5)

 Clicca qui e scarica le mie note e le parti che ho evidenziato

venerdì 26 agosto 2016

Kaweco Sport Classic [recensione]


È ormai cosa nota che, in un mondo sempre più connesso e tecnologico, io (andando controcorrente) ho riscoperto il piacere della scrittura manuale (il T9 ed il correttore automatico li lascio tranquillamente a voi)... e, da qualche mese a questa parte, mi son dedicato principalmente alla scrittura tramite penna stilografica. Chi mi segue su questo sito, quindi, saprà anche delle mie tante penne acquistate da maggio in poi: Lamy Safari (due pezzi), Pelikan Twist, Hero 616, Pilot V Pen, Schneider Voyage, Jinhao X750 e 886. Oggi è stato il turno della notissima Kaweco Sport Classic.

 

La Kaweco, giusto per un minimo di informazione, è un'azienda tedesca fondata nel 1883 che, oltre alle stilografiche, produce anche penne a sfera, inchiostri (in cartuccia o calamaio), matite portamine e tutto ciò che riguarda la scrittura manuale. La Kaweco Sport Classic, entrando più nel dettaglio, è una stilografica (pagata 22 euro su Amazon) davvero particolare per tre semplici motivi che (li potete notare voi stessi guardando le foto di questo post): il primo è la sproporzione tra il cappuccio e la penna; il secondo è la forma ottagonale dello stesso; il terzo... beh, merita un discorso a parte!

 

Questa penna è davvero originale e spettacolare nelle sue dimensioni: chiusa misura appena 10,5 cm, senza cappuccio 10 cm esatti esatti e con il cappuccio calzato nella parte posteriore arriva a 13 cm. Il tutto per un peso è di circa 10 grammi. Misure, anzi mini misure, che ne fanno una penna campione di leggerezza e trasportabilità (la si può tenere tranquillamente in tasca senza difficoltà). Ma la dimensione ridotta di questa penna ne fa, purtroppo, anche il suo grosso limite: è possibile montare solo una cartuccia standard (come le classiche Pelikan 4001) e non una di riserva come avviene in tutte le altre stilografiche con dimensioni standard.
Ha un corpo completamente realizzato in plastica Makrolon (e sinceramente, a prima vista non mi ha lasciato una buona impressione: la prima volta che ho preso in mano la penna, sembrava di tenere un giocattolo tra le dita) ma di ottima qualità... salvo sorprese, dovrebbe reggere bene alle graffiature o agli urti accidentali. Ah dimenticavo: il solo cappuccio, che è a vite (quindi, sarà impossibile che si sfili dalla penna) ha una dimensione di 7 cm e, come detto poco fa, ha una sezione ottagonale... che, tra l'altro, impedisce alla penna di rotolare via dal tavolo. In alto, infine, ha impresso il logo della Kaweco.


Di questo modello di stilografica esistono vari colori (blu, bianco, bianco menta, nero, bordeaux, azzurro chiaro, verde, trasparente e trasparente in diverse tonalità) e vari motivi (per es. a scacchi)... ma io, per l'uso giornaliero a cui è destinata la mia penna, ho scelto il classico e più sobrio colore nero. L'impugnatura è davvero piacevole (non penso che avrò problemi durante le lunghe sezioni di scrittura) ma, è facile intuirlo, per poter scrivere è essenziale che il cappuccio sia calzato... altrimenti, con i suoi miseri 10 cm, è impossibile una corretta impugnatura della penna!
Prima di passare al pennino e alla sua prova con l'inchiostro, parliamo adesso degli accessori della Kaweco Sport Classic. Insieme alla penna, ho preso anche la clip (dorata; quindi abbinata alla tonalità del logo sul cappuccio) ed il mini converter per poter usare gli inchiostri in boccetta. Quest'ultimo accessorio e una sorta di piccola siringa: si monta sulla penna (al posto della cartuccia standard), si immerge il pennino nella boccetta dell'inchiostro e, proprio come in una comunissima siringa, si agisce sul pistoncino per aspirare l'inchiostro. Se vogliamo usare le cartucce saremo vincolati alle classiche Pelikan 4001, se invece vogliamo provare o usare inchiostri di altre marche... dovremo necessariamente ricorrere al mini converter! I prezzi: la clip costa 3,40 euro ed il mini converter 9,90, entrambi acquistati su eBay.


Veniamo ora al pennino. È una misura M (il mio preferito, come sapete già), interamente placcato in oro a 23K e sul corpo, oltre al foro d'areazione, ha inciso un motivo a greca, il logo dell'azienda tedesca e la dicitura M. Purtroppo, almeno nel mio caso, ha un grosso difetto: rilascia troppo inchiostro!!! Ha un flusso davvero esagerato e marcato... sembra di scrivere con un pennarello. Per le primissime prove (compresa quella di scrittura; ultima foto in basso) ho usato il mini converter caricato con il Pelikan 4001 di colore blue royal... a questo punto, per vedere se il problema persiste o meno, proverò sia la cartuccia compresa nella confezione d'acquisto (è di colore blu ed è marchiata Kaweco), sia qualche altro inchiostro. Sono orientato a provare quello blu-nero della Lamy o a prendere direttamente la boccetta della Kaweco.


Termino questa mia recensione con il consueto voto: 7. Stilografica ben realizzata, da battaglia e dal facilissimo trasporto, ma... se volevo un pennarello, compravo un pennarello; certamente non spendevo 22 euro per la Kaweco Sport Classic!


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Aggiornamento del 27/08/2016: Dopo ripetuti tentativi di scrittura, di sostituzione del mini converter con una semplice cartuccia e di smontaggio/rimontaggio del pennino, posso benissimo affermare che, a ventiquattr'ore dalla mia recensione e prova di scrittura, il problema relativo all'abbondante fuoriuscita di inchiostro è scomparso! Ora sì che riconosco (e posso apprezzare la sua tonalità brillante) il mio mitico Pelikan 4001 Royal Blue. Eccovi, qui a lato, una scansione di un'ultima prova di scrittura con il corretto flusso di inchiostro. Infine, è giusto ritoccare anche il mio precedente voto finale... che passa da 7 (perché comprendeva anche il primo giudizio negativo sul rilascio dell'inchiostro) ad un bellissimo 8.


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Le altre recensioni delle penne stilografiche in mio possesso:
- 10/08/2016: Jinhao 886
- 20/07/2016: Jinhao X750
- 08/07/2016: Schneider Voyage
- 05/07/2016: Pilot V Pen
- 13/06/2016: Hero 616
- 10/06/2016: Pelikan Twist
- 27/05/2016: Lamy Safari

martedì 23 agosto 2016

[RECENSIONE] Il silenzio dei rapiti

Il silenzio dei rapiti
di: Jeffery Deaver

Formato: ebook
Dimensioni file: 675,8 KB
Pagine: 432 pagine
Editore: Sonzogno (giugno 2002)
ISBN-13: 9788817070447
Data di acquisto: 29 gennaio 2013
Letto dal 18 al 23 agosto 2016

Sinossi: Kansas. Uno scuolabus viene bloccato da tre evasi che non hanno più niente da perdere: otto bambine sordomute vengono prese in ostaggio insieme alle loro insegnanti e trascinate in un vicino mattatoio. Il capo degli evasi, un sadico pluriomicida, minaccia di uccidere una bambina ogni ora se le sue condizioni non verranno accettate, e Arthur Potter, il negoziatore mandato dall'FBI, ha solo dodici ore per convincerlo a rilasciare gli ostaggi. Dodici ore per trovare la giusta linea di trattativa e imparare a ragionare con la testa dell'assassino. Ma mentre si gioca questa estenuante guerra psicologica, all'interno del macabro mattatoio Melanie, un'insegnante sordomuta, si rivela un aiuto insperato...

La mia recensione: Di Jeffery Deaver avevo letto soltanto (e quasi vent'anni fa) Il collezionista di ossa: mi era piaciuto ma senza appassionarmi più di tanto e, perciò, decisi di lasciar perdere Deaver. Ad inizio 2013, approfittando (almeno così mi sembra di ricordare) di un'offerta sugli ebook, comprai Il silenzio dei rapiti... e da allora, visto che comunque non mi andava di leggerlo, è sempre rimasto parcheggiato sul mio e-reader!
Qualche giorno fa, in mancanza di altre letture, ho deciso che era arrivato il suo momento e, lo confesso, a lettura ultimata ho capito che avevo fatto un grosso sbaglio a non leggerlo prima. Che gran bel libro che ho lasciato per anni nel dimenticatoio!!! Storia davvero originale e ritmo serrato (non concede un attivo di tregua...) ne hanno fatto uno dei miei libri preferiti del 2016.
All'inizio sembra essere un romanzo semplice semplice: ti illudi di dover leggere di una banda di evasi che prende in ostaggio un gruppo di ragazzine sordomute capitate per caso sulla loro strada... e invece ti ritrovi invischiato in un vortice di azione, bugie e tradimenti; il tutto, ovviamente, in presenza dell'immancabile sangue che scorre a fiumi! Sì, perché Arthur Potter, il negoziatore FBI che deve trattare con i sequestratori, si vedrà costretto a svolgere il suo compito circondato da colleghi doppiogiochisti, giornalisti senza scrupoli a caccia di scoop e varie autorità governative a cui interessa soltanto mettersi in mostra in vista di imminenti elezioni. Insomma, per il povero Potter niente è ciò che sembra... ma troverà un inatteso e sorprendente aiuto direttamente dall'interno del luogo del sequestro!
Discorso a parte merita poi il finale... che, aiutato da un ritmo narrativo sempre più alto, giunge davvero inatteso (ma leggermente frettoloso) e, per giunta, squarciando definitivamente il sottilissimo velo che divideva i buoni dai cattivi.
Voto:  (5 su 5)

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Le parti che ho sottolineato:
- Sulle montagne russe della paura, il suo cuore stava precipitando verso Terra.
- La verità è fatta di una sostanza molto scivolosa. Sono mai state pronunciate parole oneste al cento per cento?
- Ogni situazione in cui sono coinvolti degli ostaggi è, essenzialmente, un omicidio in corso di svolgimento.
- Era così che funzionavano le cose. Questo girava e faceva delle cose. Era l'età del vapore, ed era simile all'età del gas. Poi siamo entrati nell'era dell'elettricità e, improvvisamente, non riesci più a vedere troppo bene perché le cose funzionano. Puoi vedere il vapore e il fuoco, ma non puoi vedere l'elettricità fare qualcosa. È questo che ci ha portato alla Seconda guerra mondiale. E adesso siamo nell'era dell'elettronica. Roba di computer e tutto il resto ed è fottutamente impossibile vedere come funzionano le cose. Puoi metterti a guardare un microchip e non vedere un accidente, anche se quello sta facendo proprio quello che dovrebbe fare. Abbiamo perso il controllo.
- E si domanda, principalmente, come sarebbe stato intrattenere una conversazione con lei. Da un lato un uomo che si era fatto strada nel mondo ascoltando le parole degli altri, parlando con gli altri. Dall'altro lei, una sordomuta.
- "La parola sordomuti, con la s minuscola, è la condizione fisica di chi non è in grado di udire. Sordomuti, con la S maiuscola, è il termine adoperato dai Sordomuti per indicare la loro comunità, la loro cultura. In termini di status di Sordomuto [...] è meglio essere nati sordi da genitori sordomuti, ed evitare qualsiasi abilità orale. Se sei nato udente da parenti udenti e sai come parlare e leggere le labbra, non possiedi il medesimo status. Ma anche questo è un gradino al di sopra di un sordo che cerca di farsi passare per udente.
- Il panico, nel corso di uno scambio di ostaggi, era contagioso. Spesso conduceva a fatalità.
- Il potere del desiderio è illimitato, ma non quello dell'immaginazione.
- Quando hai già parlato con qualcuno, irrorandolo con le tue parole e sentendo le sue nelle tue orecchie, il linguaggio dei segni non è più la stessa cosa. Per niente.
- L'impazienza, la nemesi di Arthur Potter.
- Nuotare. La prima cosa che le aveva restituito un barlume di fiducia in se stessa dopo il tuffo vertiginoso nel silenzio della sordità.
- La strategia per la negoziazione di ostaggi richiede che il negoziatore eviti di offrire soluzioni ai problemi. Il peso di ciò andava spstato sul sequestratore. Era necessario tenerlo nell'incertezza, costringerlo a pensare a soluzioni sempre nuove.
- "[...] davvero non riesco a capire. Quando uccido qualcuno per un motivo dicono che sono cattivo. Quando un poliziotto lo fa per un motivo, gli danno un assegno mensile e dicono che è buono. Perchè alcuni motivi vanno bene e altri no? Tu uccidi quando la gente non fa quello che dovrebbe fare. Uccidi i deboli perchè altrimenti ti tirano giù insieme a loro. Che cosa c'è di sbagliato, in questo?".
- Un negoziatore non impone mai i propri valori morali sulla situazione: né approvazione, né critica. Facendolo, suggerirebbe la presenza di standard in base ai quali qualcosa  è accettabile e qualcosa non lo è, e ciò, con molta probabilità, irriterebbe il sequestratore o farebbe sembrare giustificato il suo comportamento. Anche offrire rassicuranti cliché può essere pericoloso, perché può lasciare intendere che il negoziatore non sta prendendo sul serio la situazione.
- Ci sono quelli che parlano e ci sono quelli che sparano. Sono come il giorno e la notte, e non cambierà mai.
- Scuri, addestrati e oh, tanto lieti di essere qui. Pensò a Robert Duvall in Apocalipse Now e immaginò che anche quegli uomini amassero l'odore del napalm, la mattina.
- "Non si può dare un giattolo ad un bambino senza dargli le batterie per farlo funzionare. E' questo quello che stai dicendo?".
- "[...] il cattivo è semplice e il buono è complicato. E il semplice vince sempre. E' così che vanno le cose, alla fine. Il semplice vince sempre.
- I problemi sono parte integrante di una relazione, e si affrontano proprio come si affrontano i tempi buoni, e si continua ad andare avanti.
- Se proprio si deve essere idioti, bisogna esserlo in amore. Non nel nostro lavoro, dove le vite sono in equilibrio; non con i nostri dei o nella nostra brama di bellezza e di sapere. Non con i nostri bambini, così desiderosi e così insicuri Ma in amore. Poiché l'amore non è altro che la più pura delle follie, e noi lo cerchiamo con lo scopo preciso di lasciarci prendere dalla passione e perdere la ragione. Nelle faccende del cuore, il mondo sarà sempre generoso con noi, generoso e pronto a perdonarci.
- La faccia delle persone cambia quando sussurrano. Hanno l'aria di chi ti sta raccontando verità assolute, ma in realtà stanno soltanto rendendo più convincente la menzogna.
- Sorrise anche lui, ma capiva perfettamente, come nessun altro membro della squadra che aveva gestito l'emergenza, di aver vinto e perso al tempo stesso. E sapeva che non erano stati il suo coraggio, la sua forza o la sua intelligenza a fallire, ma la sua capacità di giudizio. Che è la più grande sconfitta che un uomo possa patire.
- La resa è lo stadio più critico di un sequestro. Vengono perse più vite umane nel corso delle operazioni di resa che durante qualsiasi altra fase delle trattative, fatta eccezione per le irruzioni.
- Come ci si sente deboli quando gli sconosciuti hanno capacità di vedere in noi così chiaramente.
- Il negoziatore rappresenta la cosa più vicina a Dio in quel genere di sequestri, e che il peso di ogni decesso ricadeva sulle sue spalle e soltanto sulle sue spalle. Alcuni di quei decessi pesavano semplicemente meno di altri.
- Si alzarono e si alzarono, mirando alla luna, che era una falce inquietante nel cielo di velluto. L'aereo puntò il muso verso il disco nero circondato dalla mezzaluna bianca. Stranamente poetica, pensò lui di quell'immagine: i gelidi pollice e indice di una strega, protesi nel tentativo di pizzicare la notte.
- [...] e comprese che ciò che aveva unito loro due, lui e Marian, per tutti quegli anni li teneva ancora uniti, con la stessa identica forza, la stessa ostinazione, e ora lei lo stava trascinando con sé nella morte.
- [...] Non è sadico. Perché allora sarebbe un male passionale. Non prova nulla nei confronti del dolore che provoca. Se ha bisogno della morte o del dolore per perseguire i suoi scopi, provocherà morte o dolore.

giovedì 18 agosto 2016

[RECENSIONE] L'isola del giorno prima

L'isola del giorno prima
di: Umberto Eco

Formato: Kindle
Dimensioni file: 1316 KB
Pagine: 473
Editore: Bompiani (2 novembre 2010)
ASIN: B00671HX9M
Data di acquisto: 9 agosto 2016
Letto dall'11 al 18 agosto 2016

Sinossi: Nell'estate del 1643 un giovane piemontese naufraga, nei mari del sud, su di una nave deserta. Di fronte a lui un'Isola che non può raggiungere. Intorno a lui un ambiente apparentemente accogliente. Solo, su un mare sconosciuto, Roberto de la Grive vede per la prima volta in vita sua cieli, acque, uccelli, piante, pesci e coralli che non sa come nominare. Scrive lettere d'amore, attraverso le quali si indovina la sua storia: una lenta e traumatica iniziazione al mondo secentesco della nuova scienza, della ragion di stato, di un cosmo in cui la terra non è più al centro dell'universo. Roberto vive la sua vicenda tutta giocata sulla memoria e sull'attesa di approdare a un'Isola che non è lontana solo nello spazio, ma anche nel tempo.

La mia recensione: Sì, bel libro... ma di una pesantezza unica! A volte sembrava di sfogliare un trattato di filosofia; ma visti il nome e la professione dell'autore, c'era da aspettarselo. Nell'Isola del giorno prima affrontiamo la storia dell'ingenuo Roberto Pozzo Di San Patrizio De La Grive che, nell'estate del 1643, prima si trova ad affrontare varie vicissitudini e peripezie (compresa una guerra... in cui, molto probabilmente, lui non uccide e non ferisce nessuno) e, a seguire, naufraga e trova rifugio su una nave deserta... a pochissima distanza da un'isola. Isola, situata proprio sul 180° meridiano (quello del cambio di data), che dovrebbe rappresentare la sua salvezza... se non fosse che Roberto non sa nuotare e non ha nessuna intenzione di imparare! Quindi, il nostro eroe (si fa per dire) si ritrova a passare le giornate a bordo della nave deserta (ma dotata di ogni confort e acqua e cibo in abbondanza), inventando storie sulla sua presunta amata e dando la colpa di tutte le sue sventure ad un immaginario fratello cattivo (che lui chiama Ferrante). E tra un racconto e l'altro, Roberto trova anche il tempo di ragionare su questioni teologiche, filosofiche e astronomiche.
Comunque, la parte peggiore del libro è quella finale (gli ultimissimi capitoli), in cui non si capisce se quel sempliciotto di Roberto riesca o meno ad approdare finalmente sull'isola tanto agognata. Come rovinare un romanzo che, nonostante le tante pappardelle presenti, almeno si presentava leggibile...!
Voto:  (3 su 5)

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Le parti che ho sottolineato:
- "Sono, credo a memoria d'uomo, l'unico essere della nostra specie ad aver fatto naufragio su di una nave deserta".
- Sin dalla sera prima l'aria si era come ammalata di catarro, e pareva che l'occhio del cielo, pregno di lacrime, già non riusciva più a sostenerla vista dalla distesa delle onde. Il pennello della natura aveva ormai scolorito la linea dell'orizzonte e abbozzava lontananze di provincie indistinte.
- [...] Tra le forze più forti vi è la simpatia universale, che governa le azioni a distanza.
- "Imparate: teorema primo, che un bravo comandante vince una battaglia usando bene le spie; teorema secondo, che una spia, poiché è un traditore, non ci mette nulla a tradire chi paga affinché tradisca i suoi".
- In un assedio non c'è altro da fare: disturbare gli altri, e aspettare.
- "Buoni sì, ma se uno ti viene incontro per ammazzarti è lui che ha torto".
- Essere di buon sangue e avere finalmente una spada al fianco significava per lui diventare un paladino che buttava la vita per una parola del re, o per la salvezza di una dama.
- "[...] la prima qualità di un onest'uomo è il disprezzo della religione, che ci vuole timorosi della cosa più naturale del mondo, che è la morte, odiatori dell'unica cosa bella che il destino ci ha dato, che è la vita, e aspiranti a un cielo dove di eterna beatitudine vivono solo i pianeti, che non godono né di premi né di condanne, ma del loro moto eterno, nelle braccia del vuoto".
- Forte è un re che tutto distrugge, più forte una donna che tutto ottiene, ma più forte ancora è il vino che affoga la ragione.
- Come potete chiamare soccorrevole una divinità che vuole la nostra infelicità eterna solo per calmare la sua collera di un istante? Noi dobbiamo perdonare al nostro prossimo e lui no? E dovremmo amare un essere così crudele?
- Alla perdita di un padre è inutile abituarsi, perché non accadrà una seconda volta: tanto vale lasciare la ferita aperts.
-Il compito di un romanzo è di insegnare dilettando, e quel che insegna è riconoscere le insidie del mondo.
- "Il romanzo [...] deve sempre aver per fondamento un equivoco, di persona, azione o luogo o tempo o circostanza, e da questi equivoci fondamentali debbono nascere equivoci episodici, avviluppanti, perizie, e finalmente inaspettate e piacevoli agnizioni.
- [...] si può spendere una vita non per combattere un gigante ma per nominare in troppi modi un nano.
- Un silenzio prudente e cauto è la teca della saggezza.
- "Si simula quello che non è, si dissimula quello che è. Se voi vi vantate di ciò che non avete fatto, siete un simulatore. Ma se voi evitate, senza farlo notare, di palesare appieno quel che avete fatto, allora dissimulate. E' virtù sovrana la virtù di dissimulare la virtù".
- L'amore prospera nell'attesa. L'Attesa va camminando per gli spaziosi campi del Tempo verso l'Occasione.
- "Provate a pensare che le stelle siano dei mondi con altri animali minori, e che gli animali minori servano reciprocamente di mondo ad altri popoli - e allora non troverete contraddittorio pensare che anche noi, e i cavalli, e gli elefanti siamo mondi per le pulci e i pidocchi che ci abitano. Essi non ci percepiscono, per la nostra grandezza, e così noi non percepiamo mondi più grandi, per la nostra piccolezza. Forse c'è ora un popolo di pidocchi che prende il vostro corpo per un mondo, e quando uno di loro vi ha percorso dalla fronte alla nuca, i suoi compagni dicono di lui che ha osato giungere ai confini della terra cognita".
- Due cuori amanti che si guardano dicono più cose che non direbbero in un giorno tutte le lingue di questo universo.
- L'amore rivela un accordo tra due creature che già era disegnato sin dal principio dei tempi, così come il Destino aveva da sempre deciso che Piramo e Tisbe fossero uniti in un sol gelso.
- "[...] lo spettacolo giocondissimo se per un Cristallo del Petto potessero trasparire i moti del Cuore come negli Horiuoli!".
- "Perché così è fatta la natura, a umiliazione della nostra pochezza: ci sono idee che sulla carta paiono perfette e poi alla prova dell'esperienza si rivelano imperfette, e nessuno sa per quale ragione".
- Con matematica, anzi, cosmografica e astronomica certezza il suo povero amico era perduto.
- Gli amanti amano più i loro mali che i loro beni.
- [...] l'assenza è all'amore come il vento al fuoco: spegne il piccolo, fa avvampare il grande.
- [...] un romanziere ricorre a ogni artificio purché il lettore non solo goda a immaginare quel che non è accaduto, ma a un certo punto dimentichi che sta leggendo e creda che tutto sia realmente accaduto.
- Il romanzo è fratello carnale della Storia.
- Chi non scopre subito le proprie cartelascia gli altri in sospeso; in tal modo ci si circonda di mistero, e quello stesso arcano provoca l'altrui rispetto.
- [...] ferocemente deciso a sopravvivere, anche a costo (si diceva) di morire.
- E' facile ammazzare a volo l'uccello che va dritto, non quello che devia continuamente.
- Ma chi mi dice (diceva) che Dio tenda al limite, se l'esperienza mi rivela di continuo altri e nuovi mondi, vuoi in alto che in basso? Potrebbe allora essere che non Dio, ma il mondo sia eterno e infinito e sempre sia stato e sempre così sia, in un infinito ricomporsi dei suoi atomi infiniti in un vuoto infinito, secondo alcune leggi che ancora ignoro, per imprevedibili ma regolati scarti degli atomi, che altrimenti andrebbero all'impazzata. E allora il mondo sarebbe Dio. Dio nascerebbe dall'eternità come universo senza lidi, e io sarei sottoposto alla sua legge, senza sapere quale sia.
- Ciascuno di noi è quello che le sue storie hanno creato.
- Possiamo disinteressarci dell'Eternità che ci seguirà, ma non possiamo sottrarci all'angosciosa domanda su quale eternità ci abbia preceduto: l'eternità della materia o l'eternità di Dio?

sabato 13 agosto 2016

Inter: ecco i numeri di maglia 2016/17

La Lega di Serie A ha comunicato i numeri delle maglie 2016/2017 delle venti società del massimo campionato di calcio; ecco quelli dei giocatori dell'Inter:

1. * HANDANOVIC SAMIR
2. * ANDREOLLI MARCO
5. * MELO DE CARVALHO FELIPE (FELIPE MELO sulla maglia)
6. PIRES RIBEIRO RODOLFO JOSE' [ceduto alla Sampdoria il 18/08/2016]
6. JOAO MARIO NAVAL DA COSTA EDUARDO (JOAO MARIO sulla maglia)
7. KONDOGBIA GEOFFREY
8. * PALACIO RODRIGO
9. * ICARDI MAURO EMANUEL
10. JOVETIC STEVAN
11. * BIABIANY JONATHAN LUDOVIC
12. BESSA DANIEL [ceduto all'Hellas Verona il 12/08/2016]
13. * RANOCCHIA ANDREA
15. * ANSALDI CRISTIAN DANIEL
17. * MEDEL SOTO GARY ALEXIS
18. ERKIN CANER (CANER sulla maglia) [ceduto al Beşiktaş il 31/08/2016]
19. * BANEGA H. EVER MAXIMILIANO (EVER BANEGA sulla maglia)
21. * SANTON DAVIDE
23. * CITADIN MARTINS EDER (EDER sulla maglia)
24. * MURILLO CERON JEISON FABIAN
25. * MIRANDA DE SOUZA JOAO FILHO
27. GNOUKOURI ASSANE DEMOYA
30. * CARRIZO JUAN PABLO
33. * D'AMBROSIO DANILO
44. * PERISIC IVAN
46. * BERNI TOMMASO
55. * NAGATOMO YUTO
77. * BROZOVIC MARCELO
87. * CANDREVA ANTONIO
91. * ZONTA LORIS
92. * DI GREGORIO MICHELE
93. * BAKAYOKO AXEL MOHAMED
94. YAO GUY ELOGE KOFFI
95. * MIANGUE SENNA
96. DELLA GIOVANNA FABIO [ceduto alla Ternana il 19/08/2016]
96. GABRIEL BARBOSA ALMEIDA "GABIGOL"
97. * RADU IONUT ANDREI
99. * PINAMONTI ANDREA

L'asterisco (*) indica i calciatori inseriti nella lista Uefa

[seguiranno aggiornamenti in caso di acquisti/cessioni di calciatori]

giovedì 11 agosto 2016

[RECENSIONE] Scarlatto veneziano

Scarlatto veneziano
di: Maria Luisa Minarelli

Formato: Kindle
Dimensioni file: 2202 KB
Pagine: 294
Editore: Amazon Publishing (1 dicembre 2015)
ASIN: B013PRZJY6
Data di acquisto: 12 luglio 2016
Letto dal 6 all'11 agosto 2016

Sinossi: Venezia, 1752. In una gelida notte di dicembre, un uomo viene trovato morto in una piccola calle, strangolato. È il primo di una serie di omicidi che coinvolge l'avogadore Marco Pisani, alto magistrato della Serenissima. Scrupoloso, idealista e passionale, Pisani è un illuminista romantico, in anticipo sui tempi, consapevole che legge e giustizia non sempre coincidono. Ama disperatamente la sua città eppure ne avverte l'inarrestabile decadenza. È fatale perciò che nel corso delle indagini arrivi a scoperchiare il lato in ombra di una società preda di conflitti familiari, vizi, pettegolezzi crudeli. Aiutato dall'avvocato e amico Zen, dallo spregiudicato gondoliere Nani e da Chiara Renier, bella, indipendente e con un dono speciale, Marco Pisani si muove tra le fabbriche e i bacini dell'Arsenale, il mondo delle spie e dei mercanti orientali, gli uffici e le carceri di Palazzo Ducale, le sale da gioco, le botteghe, le osterie della città, i segreti racchiusi nei palazzi nobiliari e nelle ville delle incantevoli campagne del Brenta. Fino a giungere alla verità, amara e inaspettata.

La mia recensione: Per il sottoscritto, recensire questo libro è un'impresa davvero ardua. Scarlatto veneziano, lo dico subito, non mi ha né convinto e né conquistato ma, lo ammetto, non è un libro proprio da bocciare. E' un bel giallo storico (con una straordinaria ricostruzione della Venezia del '700), però pecca di due grandi lacune: il mistero da risolvere è davvero banale (e nel libro ci sono tutti gli indizi per capire il movente ed individuare l'assassino) e, soprattutto, la cotta amorosa tra Marco e Chiara tende a spezzettare un po' troppo il flusso narrativo... che, non avendo quasi mai sprazzi di azione, è già lentissimo di suo!
Descrivo brevemente la trama: in una Venezia ormai decadente, si verifica una serie di delitti avvenuti tutti mediante strangolamento con lo stesso tipo di corda. All'avogadore (che ai giorni nostri sarebbe un magistrato) Marco Pisani il compito di scoprire cosa accomuna gli uomini uccisi. Nel corso della sua indagine, Pisani (che non esita ad effettuare egli stesso sopralluoghi, interrogatori ed arresti senza l'ausilio degli sbirri), è aiutato soltanto dal suo fidatissimo amico ed avvocato Daniele Zen, dalla bella e misteriosa commerciante Chiara Renier (di cui Pisani si innamora, ricambiato, quasi subito) e dal suo pettegolo gondoliere Nanì.
Altro particolare che non mi è piaciuto è il ricorso alla trance medianica di Chiara... una storia che sino a quel momento stava scorrendo fluida e tranquilla, a mio avviso non aveva proprio bisogno di essere scossa dall'intervento degli spiriti!!!
Che altro dire? Il libro non mi ha proprio entusiasmato ma, tuttavia, lo consiglio a chi piace il giallo storico e a chi vuole trascorrere qualche serata in compagnia di una lettura non troppo impegnativa.
Voto:  (3 su 5)

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Le parti che ho sottolineato:
- Ai più poveri la Serenissima riserva la possibilità di godere di piccoli alloggi situati vicino alla chiesa di san Barnaba, nel sestiere di Dorsoduro. E' da questa prendevano il soprannome di Barnabotti.
- "Nutro ancora l'illusione che Legge e Giustizia possano coincidere".
- In quell'anno [1571], in vista dello scontro fatale, si produssero cento galee in due mesi, quasi due al giorno, complete di vele, sartiame, cannoni, ancore e rifornimenti per gli acquisti.
- La Serenissima, indulgente verso molti tipi di reati, era severa nei confronti delle spie.
- ...l'illusione che il proprio impegno per la giustizia rappresentasse almeno un tassello nell'ordine universale.
- "...il pensiero. Non si vede, ma esiste eccome. Ti sembra impossibile che ci sia qualcuno in grado di percepire i pensieri del prossimo? La scienza non ha mai trovato prove tangibili di questa comunicazione, eppure c'è".
- "La Serenissima non è tenera con gli assassini, anche se sono patrizi, specie con chi uccide per denaro un famigliare".
- "[...] Da quella donna non era possibile cavare altro. Apparteneva al genere di persone che con le autorità non aprono bocca a nessun costo, per l'atavica diffidenza dei poveri verso chi detiene il potere".
- E' strano come un delitto non colpisce mai solo la vittima, ma si ports dietro una catena di esistenze spezzate. Sono sempre molte le persone per le quali le giornate non saranno più come prima.
- "L'amore è la cosa più bella del mondo".

mercoledì 10 agosto 2016

Jinhao 886 [recensione]


Avendo necessità di una penna stilografica economica che scriva di colore rosso, e visto il mio fortunato acquisto della Jinhao X750 (oggetto di cui sono rimasto piacevolmente colpito: scrive bene e l'inchiostro non perde un colpo), ho deciso di puntare ancora una volta su un prodotto della stessa azienda cinese. Questa volta ho acquistato una Jinhao 886... e, dal momento che deve scrivere in rosso, ho preso una penna dello stesso colore.


Ma, se nel caso della X750 l'acquisto è stato azzeccato (e con le cinesate è sempre così: o ti va bene o ti va male... non ci sono alternative!), purtroppo non posso dire la stessa cosa di questa 886. Ci sono due/tre aspetti completamente negativi che, nel corso della mia consueta recensione, analizzeremo attentamente.
Partiamo, come sempre dalla spedizione e dalla confezione di acquisto. Almeno qui non mi posso lamentare: ho acquistato la penna su eBay (a 2,48 euro; spedizione gratis) da un utente di Shanghai il 22 luglio ed oggi, mercoledì 10 agosto, ho ricevuto il pacchettino... quindi, visti gli spropositati tempi di consegna dalla Cina (si parla di un mese o due per ricevere qualcosa che provenga da quelle parti), mi ritengo davvero fortunato ad aver ricevuto la stilografica in soli 19 giorni! La confezione di acquisto, come potete vedere dalla foto qui a sinistra, è davvero minimalista: la penna, infilata in una busta gialla da lettera, è semplicemente protetta da un giro di plastica a bolle d'aria. Comunque, la penna stilografica non ha subito danni... ed è quello che conta!
La Jinhao 886 è una penna in metallo... o almeno così dovrebbe essere: sinceramente, quella in mio possesso sembra fatta in plastica dura! Magari è davvero in metallo e sono solo io che ne faccio una fissazione... ma ripeto: a me non sembra metallo!!!


Di questa penna stilografica esistono diverse colorazioni (blu, giallo, rosso, verde e champagne gold) ed un paio di varianti denominate Spider (con un ragno stilizzato sul cappuccio) dedicate ad un pubblico più giovanile. Come ho detto all'inizio, io ho preso un modello di color rosso.
La 886 è lunga, a cappuccio chiuso, 12,5 cm e pesa poco meno di 22 grammi (l'altra mia Jinhao, la X750, arriva a quasi 40 grammi). Ottima la parte dell'impugnatura: si prende bene in mano e, dato il suo peso davvero ridotto, non stanca la mano durante le lunghe fasi di scrittura.
Davvero magnifica la chiusura del cappuccio: è a vite e necessita di un giro e mezzo per essere estratto... questo vuol dire che non c'è il rischio di perderlo accidentalmente ma, allo stesso tempo, è estremamente veloce da svitarlo in caso ci sia necessità di prendere un appunto al volo. Una volta svitato, il cappuccio lo si può tranquillamente riporre nella parte posteriore della penna perché si incastra molto bene.

  

Sul cappuccio, come sempre, è presente la clip in metallo (con inciso sopra il carretto, simbolo della Jinhao). Clip, però, che è molto dura  e resistente: mi ha dato l'impressione che, se si tenterà di inserirla a forza nel taschino della giacca, prima o poi si spezzerà! Infine, nella parte posteriore del cappuccio, troviamo stampati il nome dell'azienda e il modello della penna. Prima ho dimenticato di dire che sia la stilografica che il suo cappuccio hanno una forma ad ogiva. Ma guardando le foto di questa mia recensione, lo avrete sicuramente notato.
Veniamo ora al pennino. È un buon M (medio) e non è per niente flessibile... ma non ne faccio un dramma; su di esso, come nel caso della X750, sono incisi un motivo a greca, il nome dell'azienda e la classica dicitura 18K GP... tradotto: non aspettatevi certamente un pennino di pregevole fattura!
Durante la mia primissima prova di scrittura (ultima foto in basso), il pennino non ha quasi mai grattato la carta... ma il flusso dell'inchiostro non sempre è stato costante. E quando si presenta questo inconveniente è facile intuire che bisognerà ripassare su ciò che si è già scritto.


In dotazione alla Jinhao 886 c'è anche un convertitore a vite per poter usare gli inchiostri in boccetta. È tutto in plastica ma sembra ben realizzato. Chissà quanto resisterà...? Io, per il momento, userò le classiche cartucce Pelikan 4001 di colore rosso brillante. Mi soffermo un attimo sull'inserimento delle cartucce in questa stilografica: niente da dire su quella che si inserisce nell'alimentatore, ma quella che si infila capovolta (che, quindi, fa da cartuccia di scorta) nel corpo della penna... ha moltissimo gioco: ossia, muovendo la stilografica, si sente che la stessa cartuccia tende a muoversi lateralmente, come se tra cartuccia e corpo della penna ci sia un bel po' di spazio libero.
Come sempre, chiudo con il mio voto: 6. Giudizio, in un certo senso, scaturito dal bilanciamento tra le cose positive (tappo a vite, impugnatura e pennino che non gratta) e negative (corpo della penna che non mi sembra in metallo, inchiostro che non cade uniformemente e cartuccia ballerina nel corpo della penna). Che dire? La Jinhao 886 mi ha un leggermente deluso, ma visto che a me serve solo quando sulla mia agenda degli impegni ho necessità di scrivere in rosso, mi posso anche accontentare.


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Le altre recensioni delle penne stilografiche in mio possesso:
- 20/07/2016: Penna stilografica Jinhao X750
- 08/07/2016: Penna stilografica Schneider Voyage
- 05/07/2016: Penna stilografica Pilot V Pen
- 13/06/2016: Penna stilografica Hero 616
- 10/06/2016: Penna stilografica Pelikan Twist
- 27/05/2016: Penna stilografica Lamy Safari

domenica 7 agosto 2016

Libri letti nel mese di luglio


Libri letti e recensiti nel mese di luglio 2016:

----- LIBRI -----
- 28/07/2016: Robert Galbraith - Il baco da seta (Le indagini di Cormoran Strike, vol. 2)
- 24/07/2016: Stephen King - La metà oscura
- 18/07/2016: Angela Marsons - Urla nel silenzio
- 11/07/2016: Thomas Harding - Il comandante di Auschwitz
- 10/07/2016: Jean-Christophe Grangé - Miserere
- 06/07/2016: Moreno Burattini - Dall'altra parte. 26 storie inquiete
- 02/07/2016: Terry Goodkind - La Spada della Verità, vol, 4

----- FUMETTI (di Zagor) -----
- Maxi Zagor n. 23: La legione degli assassini
- albo n. 608: L'ombra del faraone
- Albo gigante n. 3: La storia di Betty Wilding
- Collezione storica a colori n. 8: La porta della paura
- albo n. 607: Il ritorno dei Lupi Neri
- albo n. 606: Il mostro di Philadelphia
- Speciale Zagor n 24: Sangue nero
- Collezione storica a colori n. 7: La vendetta dello stregone

[libri letti a giugno 2016]

sabato 6 agosto 2016

L'inverno del mondo

L'inverno del mondo - The century trilogy, vol. 2
di: Ken Follett

Formato: copertina rigida
Pagine: 958 pagine
Editore: Mondadori (11 settembre 2012)
ISBN: 978-8804614920
Data di acquisto: 12 settembre 2012
Letto dal 28 luglio al 6 agosto 2016

Sinossi: Cinque famiglie legate l'una all'altra il cui destino si compie durante la metà del ventesimo secolo, in un mondo funestato dalle dittature e dalla guerra. Berlino nel 1933 è in subbuglio. L'undicenne Carla von Ulrich, figlia di Lady Maud Fitzherbert, cerca con tutte le forze di comprendere le tensioni che stanno lacerando la sua famiglia, nei giorni in cui Hitler inizia l'inesorabile ascesa al potere. In questi tempi tumultuosi fanno la loro comparsa sulla scena Ethel Leckwith, la formidabile amica di Lady Maud ed ex membro del parlamento inglese, e suo figlio Lloyd, che presto sperimenterà sulla propria pelle la brutalità nazista. Lloyd entra in contatto con un gruppo di tedeschi decisi a opporsi a Hitler, ma avranno davvero il coraggio di tradire il loro paese? A Berlino Carla s'innamora perdutamente di Werner Franck, erede di una ricca famiglia, anche lui con un suo segreto. Ma il destino lì metterà a dura prova, così come le vite e le speranze di tanti altri verranno annientate dalla più grande e crudele guerra nella storia dell'umanità, che si scatenerà con violenza da Londra a Berlino, dalla Spagna a Mosca, da Pearl Harbor a Hiroshima, dalle residenze private alla polvere e al sangue delle battaglie che hanno segnato l'intero secolo. L'inverno del mondo, secondo romanzo della trilogia The Century, prende le mosse da dove si era chiuso il primo libro, ritrovando i personaggi de La caduta dei giganti, ma soprattutto i loro figli.

La mia recensione: Per questo secondo volume della trilogia del secolo confermo, e quasi quasi copio/incollo, la mia recensione relativa al primo. Ken Follett è davvero magnifico per come riesce ad intrecciare la storia vera con quella inventata e, di conseguenza, a farle andare di pari passo senza mai uscire fuori tema e senza mai cadere in un qualche errore storico (come mi è successo di leggere in altri libri di altri scrittori). Altro pregio dell'autore è che, nonostante le quasi 1000 del romanzo, non mi ha mai stancato o annoiato... e questo grazie ai ripetuti cambi di scena tra Usa, Inghilterra, Germania, Francia e Russia e all'azione sempre frenetica che ti tiene incollato alle sue pagine.
Della trama, in un certo senso, c'è poco da dire: L'inverno del mondo comincia nel punto esatto in cui finisce La caduta dei giganti; quindi, si parte dal 1933 (con il Nazismo che prende il potere in Germania), si attraversano tutte le fasi della Seconda Guerra Mondiale e si finisce con il 1949 (creazione della Nato, divisione in due della Germania e primi sintomi della Guerra fredda). Il tutto, come già successo nel primo volume, visto attraverso gli occhi dei tanti personaggi (con molti di loro che abbiamo già incontrato nel precedente romanzo) di cui è infarcito il libro stesso.
Come avete certamente capito, in questo romanzo si affrontano gli orrori del Nazismo e del Comunismo; anche se, fortunatamente, in tutta l'opera aleggia un barlume di speranza in un futuro radioso, un mondo migliore e, soprattutto, una umanità... più umana!
A mio modesto parere, gli unici nei del libro sono stati il non approfondimento della situazione italiana (l'Italia e Mussolini sono completamente assenti) e i pochissimi riferimenti ai campi di concentramento e di sterminio (Auschwitz è citato solo verso la fine).
Voto:  (5 su 5)

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Le parti che ho sottolineato:
- "Noi donne dobbiamo mettere in campo tutte le armi di cui disponiamo".
- Una decina di Camicie Brune stava marciando in mezzo alla strada e gridava slogan: "A morte gli ebrei! All'inferno gli ebrei!". Carla non capiva perché ce l'avessero tanto con gli ebrei, che sembravano uguali a chiunque altro, a parte la loro religione.
- I tedeschi non avevano il tempo di far crescere la fede nella democrazia. [...] Il Reichstag era sovrano solo da quattordici anni; avevano perso la guerra, assistito al crollo del valore della loro moneta e sofferto la disoccupazione di massa: il diritto di voto sembrava loro una protezione inadeguata.
- Un paese è in primo luogo la gente che ci abita.
- Ogni speranza che il fascismo fosse un'aberrazione temporanea era ormai svanita.
- I lavoratori di ogni categoria dovevano unirsi nei sindacati e nel Partito Laburista per costruire una società più giusta passo dopo passo e democraticamente, non attraverso sovvertimenti violenti.
- Alimentavano le proprie speranze attraverso la chiesa non conformista e gli ideali di sinistra; nei tempi buoni gli univa la generosità, in quelli duri la solidarietà.
- Churchill propugnerebbe il riarmo anche in paradiso, quando il lupo dimorerà con l'agnello.
- "Cosa sta succedendo alla razza umana?".
- I nazisti erano noiosi con la loro ipocrisia ed il loro trionfalismo. Erano come i giocatori di una squadra di calcio che festeggiano dopo aver vinto una partita, si ubriacano, diventano milesti e si rifiutano di tornare a casa.
- In politica capisci che stai vincendo quando gli avversari ti rubano le idee.
- "Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore". Carla non credeva in Dio (nessun essere superiore degno di quel nome avrebbe mai permesso i campi di sterminio nazisti), ma trovò comunque conforto nella citazione, che insisteva sulla necessità di accettare tutto nella vita, compresi i dolori della nascita e la sofferenza della morte.
- Negare la verità su se stessi significa perdere l'anima.