venerdì 31 marzo 2017

Tex Classic n. 3: Fuoco nella notte


Tex Classic, albo n. 3: Fuoco nella notte

"Non vi offro onori, ma solo rischi e pericoli e lotte contro i peggiori banditi che ancora infestano il West".

Data di uscita: 31 marzo 2017
Soggetto e sceneggiatura: Gianluigi Bonelli
Disegni e copertina: Aurelio Galleppini
Colori: GFB Comics
Prezzo di copertina: 2,90 euro

Una svolta epocale! Tex diventa un ranger, agli ordini di Herbert Marshall e al fianco di due leggende del West come Arkansas Joe e Kit Carson. Ma prima di cavalcare al loro fianco, Willer vuole regolare da sé i conti con Bill Mohican, rapitore di Florecita, figlia di El Diablo, per poi lanciarsi sulle tracce degli assassini dell'amico Jeff, ucciso dalle parti della pericolosa Silver City.

giovedì 30 marzo 2017

[Recensione] Stirpe di uomini

Stirpe di uomini - Il ciclo dei Ballantyne, vol. 2
di: Wilbur Smith

Formato: Kindle
Dimensioni file: 1947 KB
Pagine: 600
Editore: Longanesi; 4 edizione (21 giugno 2012)
ASIN: B008BRXH72
Data di acquisto: 9 settembre 2013
Letto dal 21 al 30 marzo 2017

----- Sinossi -----
A quell'epoca, le miniere di diamanti di Kimberley erano un unico buco circolare, largo poco più di mille metri e profondo sessanta, dove bianchi e negri lavoravano dal mattino alla sera avvolti da una perenne nube di polvere rossa... Tutti scavavano: pochi facevano fortuna, molti morivano. Qualcuno diventava uomo, come Ralph Ballantyne, tra le braccia mercenarie della bella Lil; altri come Jordan, lui pure figlio di Zouga Ballantyne, s'accingevano a prendere strade differenti che non ne avrebbero fatto davvero dei campioni di virilità, pur rendendoli potenti sotto altri punti di vista, magari grazie all'amicizia affettuosa di un Cecil Rhodes... Non tutti i diamanti trovati, però, andavano ad arricchire i titolari delle concessioni: molte pietre, sottratte dai lavoranti negri, finivano nelle mani del re dei matabele, l'enorme, gottoso, saggio ma superstizioso e crudele Lobengula, che li scambiava contro fucili e munizioni per arginare lo strapotere di Rhodes. E, mentre si prepara una guerra sanguinosa, altre passioni non meno violente s'accendono tra uomini e donne; altre bramosie inducono alla competizione, al tradimento, al delitto...

----- La mia recensione -----
"Dai un po' a ogni uomo bianco e dovrai dare la stessa cosa a ognuno di loro. Così ogni bianco diventa nemico dell'altro. Metti un cane contro l'altro, per non aver contro l'intero branco".
Stirpe di uomini è il secondo libro di Wilbur Smith dedicato al ciclo dei Ballantyne... eppure, anche se come il sottoscritto non avete letto il precedente volume (Quando vola il falco), con questo non avrete molte difficoltà a capire i suoi tanti riferimenti qui presenti. La storia è incentrata prevalentemente sulle vicende della famiglia Ballantyne (Zouga, i suoi figli Ralph e Jordan e sua sorella Robyn); tuttavia, tra alterne fortune, le loro gesta fanno solo da sfondo alla trama vera e propria... e qui entra in scena tutta la bravura di Wilbur Smith nel saper ottimamente miscelare finzione e storia reale: mi riferisco, in particolare, alla prima guerra matabele ed allo sfruttamento delle miniere di diamanti da parte dell'uomo bianco.
E detto ciò si capisce che questo romanzo è in puro "stile Smith": avventura a tutto spiano ed ampia descrizione dei personaggi, dei paesaggi africani e delle tradizioni del popolo matabele.
Notevole la forte contrapposizione tra uomini bianchi (descritti tutti come degli sfruttatori ed avidi conquistatori) ed i neri locali (oppressi, sfruttati ed ingannati). E notevole anche la contrapposizione tra donne bianche e donne nere. Se le seconde sono viste come fedelissime al marito e pronte a tutto pur di proteggere la loro famiglia e la loro casa, le prime sono rappresentate come delle macchine di sesso e pronte a saltare da un letto all'altro. Metafora di tutto ciò è il comportamento di Robyn Ballantyne: nella prima parte del libro riveste il ruolo di paladina dei diritti civili delle popolazioni africane (nonché medico nella missione cattolica del marito)... ma appena questi muore non esita un solo istante a farsi mettere incinta dall'uomo che proprio lei stessa ha sempre odiato per tutta la vita (un venditore di schiavi che, già in passato, aveva violentato una giovanissima Robyn).
Voto: (5 su 5)

----------
Gli altri libri di Wilbur Smith da me letti e recensiti:
- Ciclo egizio di Taita: Il Dio del fiume - vol. n. 1 (5 maggio 2015), Il settimo papiro - vol. n. 2 (7 maggio 2015),  Figli del Nilo - vol. n. 3 (14 marzo 2015), Alle fonti del Nilo - vol. n. 4 (20 giugno 2015), Il Dio del deserto - vol. n. 5 (3 agosto 2015)
- altri: L'uccello del sole (14 maggio 2015), La legge del deserto (15 novembre 2015), Il trionfo del sole. Courteney e Ballantyne (letto ma non recensito)

mercoledì 29 marzo 2017

Ecco Kena Mobile (by TIM): le prime tariffe


Kena Mobile, che è stata annunciata soltanto il mese scorso e doveva partire entro l'entate... ha bruciato le tappe e da oggi è già operativa! Si tratta di un operatore mobile virtuale ideato da TIM per avere tariffe basse (low-cost).
"Kena", in lingua polinesiana, è il nome di un guerriero... Ciò dovrebbe (uso il condizionale) simboleggiare la "guerra" che sta per scatenarsi tra gli altri operatori e Free Mobile, il nuovo operatore che sta per sbarcare in Italia.
Il nuovo MVNO è partito oggi con tre tariffe (sia per nuove attivazione che con portabilità) abbastanza interessanti:

- Kena Voce: 1000 minuti verso tutti i numeri nazionali; canone mensile (calcolato sui 30 giorni e non sui 28 come si usa fare adesso) di 3,99 euro. La SIM ha un costo di 10 euro (comprensivi di 5 euro di attivazione);
- Kena Internet: 4 GB di traffico in 3G (per ora non c'è l'LTE); canone mensile (calcolato sui 30 giorni) di 3,99 euro. La SIM ha un costo di attivazione di 20 euro (comprensivi di 9 euro di attivazione);
- Kena Digital: 600 minuti, 100 SMS e 6 GB in 3G; canone mensile (calcolato sui 30 giorni) di 9,99 euro. Anche in questo caso la SIM ha un costo di 20 euro (comprensivi di 9,99 euro di attivazione).

La SIM può già essere acquistata sul sito web di KM, ma anche tramite call center (o via cellulare o via chat), o presso alcuni negozi selezionati (con il loro numero che è in costante crescita).
Per ora i servizi "Chiama ora" e "Lo sai di Kena Mobile" sono completamente gratuiti... ma, in una seconda fase, passeranno entrambi a 99 cent al mese. Per ogni ulteriore informazione vi rimando all'assistenza clienti di KM, che risponde al numero 181 (gratuito per i clienti Kena e TIM).

lunedì 27 marzo 2017

Tex - Il segno di Yama

Tex - Il segno di Yama

Data di uscita: 22 febbraio 2017
Data di acquisto: 7 marzo 2017 (consegnato il 27 marzo 2017)
Soggetto e sceneggiatura: Mauro Boselli
Disegni e copertina: Fabio Civitelli
Formato: cartonato, 19x26 cm, b/n
Pagine: 352
ISBN: 9788869611704
Prezzo: 24,00 euro

A distanza di solo un mese dall'uscita dell'albo conclusivo in edicola, viene pubblicata in volume cartonato l'edizione da libreria della storia più attesa dell'anno: il ritorno di uno degli avversari più malvagi di Tex e dei suoi pards, il malefico Yama, il signore della morte, come con reverente timore lo chiamano i suoi servitori! Il figlio di Mefisto, le cui arti magiche erano all'inizio una pallida ombra di quelle del padre, ora possiede dei terribili poteri e a farne le spese saranno Tex e i suoi pards.
Scritta da Mauro Boselli, principale sceneggiatore nonché curatore della serie, e disegnata da Fabio Civitelli, decano delle matite texiane, un'avventura fantastica, tenebrosa e straordinaria, pubblicata quasi in contemporanea con l'edicola: un piccolo evento nel catalogo Bonelli, per un inizio d'anno col botto!
Per la storia contenuta in questo volume fare riferimento ai seguenti albi:


- albo n. 673: Il segno di Yama
Data di uscita: 8 novembre 2016
Pagine: 116
Soggetto e sceneggiatura: Mauro Boselli
Disegni: Fabio Civitelli
Copertina: Claudio Villa
Prezzo di copertina: 3,20 euro
Che cosa porta il vento che soffia sulle desolate praterie del Nebraska e che urla con la voce di mille angeli neri? Davanti alla forza distruttrice del tornado cavalca l'ombra di colui che fu il Signore della Morte, con un messaggio degli Dei Oscuri... Nella notte, dentro un carrozzone solitario, Blacky Dickart è agitato da incubi tenebrosi, in cui risuona la voce di suo padre Mefisto... Il cielo tempestoso del West si popola di demoni e fantasmi! Mentre, sulle tracce di quattro misteriosi assassini che hanno trafugato gli arredi sacri di una vecchia missione, Tex e i suoi pards si trovano alla prese con trappole mortali e sinistri presagi, la folgore traccia sulla loro pista il marchio fatale di Yama!

- albo n. 674: I quattro cavalieri
Data di uscita: 7 dicembre 2017
Pagine: 116
Soggetto e sceneggiatura: Mauro Boselli
Disegni: Fabio Civitelli
Copertina: Claudio Villa
Prezzo di copertina: 3,20 euro
Tex e i pards hanno ormai compreso di avere a che fare ancora una volta con il figlio di Mefisto. Sarà El Morisco a iniziare a dissipare il mistero che circonda il furto degli arredi sacri da parte dei quattro cavalieri neri. Ma Yama è più temibile che mai, perché ora ha al suo fianco alleati che praticano come lui la magia nera. E i poteri ricevuti dalle forze del Male gli permettono di sferrare il suo attacco letale fin nella casa del Morisco...

- albo n. 675: L'inferno che urla
Data di uscita: 7 gennaio 2017
Pagine: 116
Soggetto e sceneggiatura: Mauro Boselli
Disegni: Fabio Civitelli
Copertina: Claudio Villa
Prezzo di copertina: 3,20 euro
Invischiati nella tela di trappole e insidie tessuta da Yama e dai suoi quattro stregoni, Tex e i pards avanzano verso il nascondiglio del loro terribile nemico, affrontando mostri, magia nera, agguerriti avversari e lasciando il loro sangue sulla pista. La sfida finale si svolgerà nel tempio di Naraka, dove gli stessi demoni dell'inferno saranno al fianco del Signore della Morte...

domenica 26 marzo 2017

Il consiglio letterario...

----- Wilbur Smith: L'ultimo faraone - vol. n. 6 del "ciclo egizio di Taita"
Il faraone Tamose giace ferito a morte. L'antica città di Luxor è circondata. Tutto sembra perduto. Taita, ex schiavo ora generale delle armate di Tamose si prepara per l'ultima, fatale mossa dei nemici, gli hyksos. Ma il tempestivo arrivo di un vecchio alleato, Hurotas, re di Sparta, volge le sorti della battaglia in favore dell'armata egizia costringendo gli invasori a ritirarsi. Tornato vittorioso a Luxor, Taita viene tuttavia accusato di alto tradimento e destinato alla pena capitale. Tamose nel frattempo è morto e una nuova era di intrighi e veleni sorge e si instaura alla corte del nuovo faraone Utteric. Utteric è giovane, crudele, debole e soprattutto pazzo di gelosia per l'influenza e il credito di cui Taita gode presso il fratello minore Ramses. Con la reclusione di Taita, Ramses è costretto a fare una scelta: aiutare Taita nella fuga e tradire il fratello, o rimanere in silenzio e rendersi complice della folle tirannia di Utteric. Per un uomo retto e onesto come Ramses la scelta non è poi così difficile: Taita deve essere liberato, Utteric deve essere fermato e l'Egitto deve essere recuperato. È l'inizio di un'avventura fatta di sangue, gloria e misteri dove l'azione si arricchisce di continui colpi di scena...

Formato: copertina flessibile
Pagine: 450
Editore: Longanesi (3 aprile 2017 - prenotato il 24 marzo 2017)
ISBN-13: 978-8830438736

----------
Gli altri romanzi del ciclo egizio da me letti e/o recensiti:
- Il Dio del fiume - vol. n. 1 (5 maggio 2015)
- Il settimo papiro - vol. n. 2 (7 maggio 2015)
- Figli del Nilo - vol. n. 3 (14 marzo 2015)
- Alle fonti del Nilo - vol. n. 4 (20 giugno 2015)
- Il Dio del deserto - vol. n. 5 (3 agosto 2015)

----------
Altri romanzi di Wilbur Smith da me letti e/o recensiti:
- L'uccello del sole (14 maggio 2015)
- La legge del deserto (15 novembre 2015)
- Il trionfo del sole - Courteney e Ballantyne (letto ma non recensito)
- Stirpe di uomini - Il ciclo dei Ballantyne (attualmente in lettura)

La classifica dei libri più venduti (nella settimana dal 12 al 18 marzo 2017)

Questi i libri più venduti nella settimana dal 12 al 18 marzo:

1. Francesca Cavallo ed Elena Favilli: Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 vite di donne straordinarie (Mondadori)
2. Antonio Manzini: La giostra dei criceti (Sellerio)
3. Kent Haruf: Le nostre anime di notte (NN editore)
4. Alan Friedman: Questa non è l'America (Newton Compton)
5. Lorenzo Marone: Magari domani resto (Feltrinelli)
6. Ian McEwan: Nel guscio (Einaudi)
7. Alessandro D'Avenia: L'arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita (Mondadori)
8. Mario Giordano: Vampiri. Nuova inchiesta sulle pensioni d'oro (Mondadori)
9. lluminati Crew: Come diventare ricchi con Youtube (Mondadori Electa)
10. Donatella Di Pietrantonio: L'Arminauta (Einaudi)

[settimana precedente]

I 60 anni dei Trattati di Roma: i discorsi di Gentiloni e Mattarella ed il testo del trattato


- Intervento del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in occasione delle Celebrazioni del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma 25 marzo 2017:
"25 marzo 1957, 25 marzo 2017. Un viaggio lungo sessant'anni. Un viaggio di conquiste. Un viaggio di speranze realizzate e di speranze ancora da esaudire. Il viaggio dell'Unione era iniziato ancora prima, quando la nostra patria europea aveva smarrito se stessa. Alla fine della seconda guerra mondiale, l'Europa era ridotta a un cumulo di macerie. Milioni di europei morti. Milioni di europei rifugiati o senza casa. Un continente che poteva contare su almeno 2500 anni di storia, ritornato di colpo all'anno zero. Prima ancora che la guerra finisse, reclusi in una piccola isola del Mediterraneo, due uomini, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, assieme ad altri, sognavano un futuro diverso. Un futuro senza guerre. Un futuro prospero. Un futuro di pace. Su quello slancio ideale, finita la guerra, le nazioni d'Europa avviarono un cammino di ricostruzione, materiale e spirituale. Non tutte sarebbero andate incontro allo stesso destino. Per decine di milioni di europei sarebbero arrivati lunghi anni di oppressione. Le nostre strade sarebbero rimaste separate per molto tempo ancora. In quella Europa divisa, statisti come Adenauer, De Gasperi, Monnet, Schuman, Spaak e altri iniziarono a costruire un'Unione di pace e di progresso. Venivano da paesi diversi, parlavano lingue diverse, non la pensavano allo stesso modo su tutto. Ma tutti erano accomunati da una stessa splendida ossessione: non dividere, ma unire, non schierarsi gli uni contro gli altri per il male di tutti, ma cooperare insieme per il bene di ciascuno. In fondo, si ritrovarono a compiere la scelta più antica che l'umanità ciclicamente è chiamata a rinnovare. La scelta tra il bene e il male. Dopo aver scelto, con due guerre mondiali, il male, gli Europei scelsero il bene: riunire i popoli in un viaggio comune, per ricacciare indietro i demoni dei nazionalismi. Lo sapevano bene i fondatori dell'Europa unita. Lo sapeva bene Alcide De Gasperi, che chiese ai suoi contemporanei: "Se volete che un mito ci sia, ditemi un po' quale mito dobbiamo dare alla nostra gioventù per quanto riguarda […] l'avvenire del mondo, la sicurezza, la pace, se non questo sforzo verso l'Unione?". Noi oggi, qui riuniti, celebriamo dunque la tenacia e l'intelligenza dei nostri padri fondatori europei. E la prova visiva e incontestabile del successo di quella coraggiosa scelta la offre il colpo d'occhio di questa sala: eravamo 6 sessant'anni fa, siamo 27 oggi. Appartengo a una generazione nata proprio in quegli anni. E non riesco a sfuggire al paragone con la generazione di chi firmò quei Trattati. Loro avevano conosciuto due guerre, la dittatura e spesso il carcere, le distruzioni e le divisioni dell'Europa. Noi abbiamo vissuto 60 anni in pace e libertà. Dai Trattati di Roma siamo stati capaci di arrivare a un vero e vasto mercato unico europeo. Siamo diventati il più ampio spazio commerciale al mondo e, insieme, la terra dei diritti sociali. Nel frattempo, il mondo cambiava e continuava a cambiare anche l'Europa. Negli anni Settanta, Spagna, Portogallo e Grecia uscivano dalle dittature. E l'Europa sempre più unita nel nome della libertà e della democrazia, l'Europa che qualcuno ha definito la "superpotenza tranquilla", agiva come un potente magnete d'attrazione. Degli anni Ottanta serbiamo immagini indelebili. Kohl e Mitterand che nel 1984 si tengono per mano a Verdun, per rendere omaggio ai caduti tedeschi e francesi di una delle più sanguinose battaglie della storia. Pochi anni dopo, nell'agosto del 1989, quel semplice gesto del tenersi per mano fu ripetuto da quasi due milioni di baltici, formando una catena umana di centinaia di chilometri che attraversava Tallin, Riga e Vilnius. E poi il 9 novembre di quello stesso anno, il crollo del Muro, la sensazione che quel sogno maturato negli anni della guerra si fosse finalmente avverato con la fine della divisione dell'Europa. Il mondo è poi cambiato. La globalizzazione coi suoi effetti positivi e i suoi complessi squilibri, le minacce del terrorismo internazionale, la più grave crisi economica dal dopoguerra, i grandi flussi migratori e un ordine mondiale più instabile ci hanno dimostrato che la storia è tutt'altro che finita. All'appuntamento con questo mondo cambiato, l'Europa si è presentata con troppi ritardi. Sull'immigrazione, la sicurezza, la crescita, il lavoro. Non possiamo - ammoniva Jean Monnet - fermarci quando attorno a noi il mondo intero è in movimento". Purtroppo lo abbiamo fatto. Ci siamo fermati. E questo ha provocato una crisi di rigetto in una parte della nostra opinione pubblica, addirittura maggioritaria nel Regno Unito. Ha fatto riaffiorare chiusure nazionalistiche che pensavamo consegnate agli archivi della storia. Ecco il vero messaggio che deve venire dalle celebrazioni di oggi. Abbiamo imparato la lezione: l'Unione riparte. E ha un orizzonte per farlo nei prossimi dieci anni. Abbiamo la forza per ripartire perché è la nostra stessa storia a offrircela. "È probabilmente un privilegio dell'Europa - ha scritto il filosofo tedesco Hans Georg Gadamer - il fatto di aver saputo e dovuto imparare, più di altri paesi, a convivere con la diversità". Abbiamo la forza del libero scambio, che ha assicurato decenni di benessere al nostro continente. Abbiamo la forza della nostre leggi, della società aperta, della democrazia, della libertà. Abbiamo la forza di dare valore ai diritti umani. Per ridare spinta al progetto dell'Unione dobbiamo anzitutto restituire fiducia ai nostri concittadini. Crescita, investimenti, riduzione delle disuguaglianze, lotta alla povertà. Politiche migratorie comuni. Impegno per la sicurezza e la difesa. Ecco gli ingredienti per restituire fiducia. Serve il coraggio di voltare pagina, abbandonando una visione della nostra economia affidata a piccole logiche di contabilità, talvolta arbitrarie. Il coraggio di procedere con cooperazioni rafforzate, dove è necessario e quando è possibile. E soprattutto il coraggio di mettere al centro i nostri valori comuni. Parlo dei valori che ci fanno sentire tutti colpiti quando il Parlamento Britannico è sotto attacco. Che ci fanno gioire quando riapre i battenti il Bataclan. Che ci fanno essere orgogliosi delle donne e degli uomini di quell'avamposto europeo della civiltà che è Lampedusa. Colleghi, non vi nascondo la mia emozione nel partecipare a questo appuntamento. Per concordare la Dichiarazione che firmeremo oggi, tutti abbiamo rinunciato a qualcosa in nome dell'interesse comune. È lo spirito giusto per ripartire. Senza assurde divisioni tra est ed ovest, nord e sud, grandi e piccoli paesi. Ripartire per ridare fiducia ai nostri concittadini. Grazie per la vostra partecipazione e per il lavoro fatto fino a oggi e lunga vita alla nostra Unione Europea.

- Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della seduta congiunta delle Camere (del 22 marzo 2017) per il 60° anniversario dei Trattati di Roma:
Signora Presidente della Camera, Signor Presidente del Senato, Signor Presidente del Consiglio, Onorevoli Senatori, Onorevoli Deputati, Rappresentanti del Parlamento europeo, sono onorato di prendere la parola in questa solenne seduta comune con cui il Parlamento ha deciso di celebrare il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma. Fra tre giorni i Capi di Stato e di Governo dei Paesi dell'Unione si riuniranno in Campidoglio, nella medesima sala che ne ha visto l'atto di nascita. La celebrazione di questo anniversario richiede che sul percorso di integrazione europea si svolga una riflessione, la cui necessità è accresciuta dall'uscita, per la prima volta, di un Paese dell'Unione, il Regno Unito, membro dal 1973. Un primo interrogativo riguarda quali fossero la situazione dell'Europa e le condizioni del mondo prima dei Trattati, se più semplici o più difficili di quelle di oggi. A spingere i fondatori, all'inizio, fu una condizione internazionale di forte instabilità, caratterizzata da una competizione bipolare a tutto campo. L'Europa, Unione Sovietica a parte, dopo il conflitto mondiale, si scopriva divisa e più debole. Il confine tra le due superpotenze passava nel cuore del continente e l'avrebbe tenuto separato, a lungo, in due tronconi. Pochi anni prima i rischi di una terza guerra mondiale si erano manifestati con il blocco di Berlino e con la guerra di Corea. A stento, nel 1955, si riusciva a regolare la questione austriaca, sotto clausola di neutralità. Si sviluppava l'insurrezione dell'Algeria per l'indipendenza, conquistata da Tunisia e Marocco nel 1956. In quello stesso anno l'invasione dell'Ungheria e la crisi del canale di Suez. Con questa si chiudeva un'epoca e le potenze europee venivano liberate da residue illusioni colonialista. Quella situazione di fragilità poneva l'esigenza di ridare una prospettiva all'Europa. Nel 1951 nasceva la Comunità del carbone e dell'acciaio, l'anno dopo il Trattato, arenatosi poi in Francia, del progetto di Comunità europea di difesa. Sarebbe stata l'Italia, prima con la Conferenza di Messina, nel 1955, poi con quella di Venezia del 1956, ad esserne motore traente, con Gaetano Martino, Ministro degli Esteri nel governo Segni, fra i protagonisti. I padri dell'Europa, che dettero vita ai Trattati, con il consenso democratico dei loro Paesi, non erano dei visionari bensì degli uomini politici consapevoli delle sfide e dei rischi, capaci di affrontarli. Uomini che hanno avuto il coraggio di trasformare le debolezze, le vulnerabilità, le ansie dei rispettivi popoli in punti di forza, mettendo a fattor comune le capacità di ciascun paese e puntando a realizzare una grande società aperta, nella quale libertà, democrazia e coesione fossero reciprocamente garantite. L'Europa che abbiamo conosciuto in questi anni è stata uno strumento essenziale di stabilità e di salvaguardia della pace, di crescita economica e di progresso, di affermazione di un modello sociale sin qui ancora ineguagliato, fatto di diritti e civiltà. Alla sua progressiva costruzione hanno preso parte ex nemici della seconda guerra mondiale; poi gli ex avversari della "guerra fredda", fino a pochi anni prima appartenenti ad alleanze, per quaranta anni pronte a combattersi. Se guardiamo alla strada percorsa ci rendiamo conto di come non sia stato mai un cammino facile, sin dall'inizio. Negli annali, a rendere difficile il percorso dell'integrazione, fu dapprima la politica della "sedia vuota" della Francia, a metà degli anni '60 del secolo scorso. Venne poi quella che il Ministro degli Esteri tedesco Hans-Dietrich Genscher avrebbe definito "eurosclerosi" negli anni '70, superata coraggiosamente, all'inizio del decennio successivo, per impulso soprattutto italo-tedesco. Interprete, per il nostro Paese, il Ministro degli Esteri Emilio Colombo, con il concorso di personalità quali il Cancelliere tedesco Helmut Kohl e il Presidente della Repubblica francese, Francois Mitterrand; e dello stesso Presidente Usa, Ronald Reagan. Choc dei prezzi petroliferi, alta inflazione, ampia disoccupazione, i problemi che, in quel periodo, si dovettero affrontare, in un contesto internazionale segnato da un confronto particolarmente aspro fra i due blocchi. La spinta all'unità europea si è sempre rivelata, comunque, più forte degli arroccamenti e delle puntigliose distinzioni pro-tempore di singoli governi o di gruppi di Paesi, giocando un ruolo significativo anche nel contributo alla evoluzione delle relazioni internazionali. Del resto erano state pressanti le esigenze condivise alla base della comune aspirazione a rendere stabili, con l'integrazione, la libertà e l'indipendenza per i Paesi europei, a partire dai sei fondatori: Francia, Belgio, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi. Oggi l'Europa appare quasi ripiegata su se stessa. Spesso consapevole, nei suoi vertici, dei passi da compiere, eppure incerta nell'intraprendere la rotta. Come ieri, c'è bisogno di visioni lungimiranti, con la capacità di sperimentare percorsi ulteriori e coraggiosi. A questo riguardo è opportuno tener conto di alcuni dati. L'Unione e i suoi Stati membri nell'anno 2000 hanno prodotto il 26,5% del Prodotto Interno Lordo mondiale. Questa percentuale è scesa, nel 2015, di ben quattro punti. La popolazione dell'intero continente europeo - quindi anche al di fuori dei confini dell'Unione - è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi venti anni, intorno ai 750-800 milioni di persone. Al contempo la popolazione africana, che oggi si aggira intorno al miliardo, potrebbe raddoppiare in appena venticinque anni. Già questi due soli elementi rendono evidente che l'Europa nel suo complesso rischia di diventare più piccola sullo scacchiere internazionale, mentre, nel mondo, gli stati "giganti" continuano a crescere. Nessun Paese europeo può garantire, da solo, la effettiva indipendenza delle proprie scelte. Nessun ritorno alle antiche sovranità nazionali potrà garantire ai cittadini europei pace, sicurezza, benessere e prosperità, perché nessun Paese europeo, da solo, potrà mai affacciarsi sulla scena internazionale con la pretesa di influire sugli eventi, considerate le proprie dimensioni e la scala dei problemi. Oggi, come sessanta anni fa, abbiamo bisogno dell'Europa unita, perché le esigenze di sviluppo, di prosperità del nostro Continente sono, in maniera indissolubile, legate alla capacità collettiva di poter avere voce in capitolo sulla scena internazionale, affermando i valori, le identità, gli interessi dei nostri popoli. Nel 1957, e ancor prima, quando i Padri fondatori, Adenauer, De Gasperi, Monnet, Schuman, Spaak, concepirono il primo disegno di integrazione, l'identità europea non era oggetto di dubbi o di discussione. Non vi era bisogno di ricorrere a metafore astratte. I lutti, la fame, le macerie, le malattie, l'angoscia esistenziale provocate dalle due guerre mondiali - da est a ovest, da nord a sud - accomunavano milioni di europei che, con sempre maggiore insistenza, si chiedevano "perché?" rivolgendosi alle rispettive classi dirigenti con un categorico "mai più!". Era del tutto evidente, e comprensibile a tutti, quali erano state le conseguenze dell'aver tradito - per ben due volte nel breve volgere di pochi anni - i valori della civiltà europea. La chiamata a raccolta dei Padri fondatori stava appunto nell'aver ricordato che l'Europa dell'apertura e della solidarietà, dell'arte e delle scienze, l'Europa del libero pensiero, della tolleranza e dell'integrazione, l'Europa dei commerci, doveva ritrovare il proprio percorso e poteva farlo soltanto insieme, riunendo le capacità e il futuro dei Paesi e dei popoli del Continente. La permanenza di tanti Stati europei sovrani e separati, appariva loro, in questo senso, anacronistica, non meno di quanto lo fossero i liberi Comuni e i piccoli principati in Italia nel secolo XVI, davanti all'urto di potenze come Spagna e Francia. Dieci anni prima, il 29 luglio 1947, in quest'aula, Luigi Einaudi, a pochi mesi dalla sua elezione a presidente della Repubblica, preannunciando il suo voto favorevole al Trattato di pace, pronunciava queste parole: "Invano gli Stati sovrani elevavano intorno a sé alte barriere doganali per mantenere la propria autosufficienza economica. Le barriere giovavano soltanto ad impoverire i popoli, a inferocirli gli uni contro gli altri, a far parlare a ognuno di essi uno strano incomprensibile linguaggio di spazio vitale, di necessità geopolitiche, e a far a ognuno di essi pronunciare esclusive scomuniche contro gli immigrati stranieri, quasi il restringersi feroce di un popolo in se stesso potesse, invece di miseria e malcontento, creare ricchezza e potenza". Soggiungeva, auspicando gli Stati Uniti d'Europa: "non basta predicarli. Quel che importa è che i Parlamenti di questi minuscoli Stati i quali compongono la divisa Europa, rinuncino a una parte della loro sovranità a pro di un Parlamento nel quale siano rappresentati, in una Camera elettiva, direttamente i popoli europei nella loro unità, senza distinzione tra Stato e Stato e in proporzione al numero degli abitanti e nella camera degli Stati siano rappresentati, a parità di numero, i singoli Stati". L'alternativa reale, in altre parole, ci dice Einaudi, da settanta anni, è - ancor oggi, tra la frantumazione e l'irrilevanza di ciascuno e, invece, un processo di unificazione basato non sull'egemonia del più potente ma su uno sviluppo pacifico per mezzo di istituzioni federali e democratiche (è, questa, la lezione di Altiero Spinelli), con eguaglianza di diritti e doveri per tutti gli Stati, grandi e piccoli, che liberamente decidano di aderirvi. Del resto, anche Winston Churchill, l'anno precedente, aveva auspicato una struttura che ricostruisse la famiglia dei popoli europei e le permettesse di vivere in pace, in sicurezza e in libertà: "una sorta - disse - di Stati Uniti d'Europa". In questi sessant'anni di storia l'Europa è riuscita a mantenere la promessa centrale e fondante della propria identità. La guerra è stata tenuta lontana e, per la prima volta da tempo immemorabile, tre successive generazioni non ne hanno conosciuto la barbarie. Ad accorgersene sono stati altri, in un Paese che non fa parte dell'Unione, assegnando nel 2012 - fra lo stupore di alcuni - il Premio Nobel per la Pace all'Unione Europea. E quando un duro scontro armato si è avvicinato ai confini dell'Unione, nella penisola Balcanica, pur fra incertezze e iniziali indecisioni, l'Europa ha preso coscienza dell'importanza di aiutare quei popoli vicini a uscire da una crisi che sembrava senza soluzione. L'Unione ha deciso di offrire a quei Paesi un approdo politico nel quadro europeo. Grande è quindi la soddisfazione nel vedere la Slovenia e la Croazia far parte oggi dell'Unione e gli altri paesi impegnati in un percorso di integrazione progressiva che l'Italia segue attentamente, favorisce e incoraggia. Né va dimenticato che la comune appartenenza all'Unione ha fatto estinguere la lunga, sanguinosa, scia di violenza nell'Irlanda del Nord. Nel tempo, l'Unione Europea è stata l'approdo per popoli e Paesi segnati nella storia da dittature e tornati alla libertà: Grecia, poi Portogallo e Spagna han trovato nella Comunità europea un ancoraggio sicuro per il loro destino. E' stata poi la volta dei Paesi reduci dalla influenza sovietica - dopo il 1989 - di riunirsi a un'Europa priva, sin lì, dell'apporto dei popoli e delle culture centro-orientali. La pluralità di sensibilità, le posizioni politiche, le tradizioni nazionali presenti nell'Unione oggi, hanno portato qualcuno a interrogarsi se sia stato saggio procedere velocemente sulla strada dell'allargamento. Ma neppure l'Europa può permettersi di rinviare gli appuntamenti con la storia, quando essi si presentano, né possono prevalere separatezze e, tantomeno, amputazioni. Va, piuttosto, praticata e accresciuta la vicendevole responsabilità, la solidarietà nei benefici e negli oneri. L'identità europea è costituita dall'insieme del patrimonio culturale e della eredità storica di ciascuno e da un patrimonio di principi condivisi, sviluppato congiuntamente in questi decenni. Ciò che serve è prevedere i mezzi adatti a far sì che la integrazione possa proseguire. Questi anni di pace, benessere e prosperità dell'Europa ci hanno consentito di raggiungere traguardi di cui gli stessi Padri fondatori sarebbero giustamente fieri, malgrado limiti e carenze. I profili dell'Europa per i nostri concittadini sono molti. Sono le migliaia di dogane e di regolamenti nazionali aboliti per la circolazione delle persone e delle merci, circostanza preziosa per noi, Paese esportatore. Sono i nostri prodotti stipati negli scaffali dei supermercati delle città europee, visto che oltre il 60% delle nostre esportazioni è diretto proprio a Paesi dell'Unione. Sono i 100 milioni di turisti che, ogni anno, senza bisogno di alcun passaporto, si muovono, liberamente e senza ostacoli - in tanti in Italia - grazie allo spazio del Trattato di Schengen. Sono i milioni di giovani che studiano liberamente nelle università europee nel programma Erasmus. E' la moneta comune divenuta, nel breve volgere di tempo, il secondo strumento di riserva a livello mondiale. L'euro, grazie alla politica della Banca Centrale Europea, ha provocato il forte abbassamento dei costi del credito, tutelando i risparmi delle imprese e delle famiglie. E' il livello di protezione ambientale cresciuto nelle nostre città. E' lo sviluppo delle fonti rinnovabili, la riduzione delle emissioni dei gas nocivi. Le migliaia di aree protette che tutelano la qualità della nostra vita. E' la sicurezza alimentare, garantita, per la nostra salute, dalla tracciabilità degli alimenti consumati in Europa. Sono i giocattoli sicuri per i nostri bambini. Sono le migliaia di brevetti tutelati a livello europeo. Sono i trattati commerciali che regolano e garantiscono i rapporti con altri Paesi. E' la maggior sicurezza offerta dalla prospettiva di una politica di difesa comune, rilanciata in questo periodo. E' la tutela del nostro modello sociale all'interno. E' la Carta di Nizza dei diritti fondamentali dei cittadini dell'Unione. Capovolgendo l'espressione attribuita a Massimo d'Azeglio verrebbe da dire: "Fatti gli europei è ora necessario fare l'Europa". Sono le persone, infatti, particolarmente i giovani, che già vivono l'Europa, ad essere la garanzia della irreversibilità della sua integrazione. Verso di essi vanno diretti l'attenzione e l'impegno dell'Unione. Signori Presidenti, Onorevoli parlamentari, i nostri valori di libertà individuale e collettiva, di tolleranza verso le altrui scelte, di apertura alle correnti di pensiero provenienti da altri contesti - senza abdicare al rispetto delle leggi e delle tradizioni locali - costituiscono i segni distintivi della civiltà europea. Essi - pur con ritardi e lacune - ne hanno consentito la diffusione e l'affermazione ben al di là dei nostri confini, contribuendo a disegnare un assetto nel quale il concetto di solidarietà, di reciproco sostegno fra i diversi livelli nei quali si articolano le nostre società, l'armonia fra il pubblico e il privato, nel tentativo di ridurre le grandi piaghe sociali, sono caratteristiche forti e distintive dell'essere Europa. La soluzione alla crisi sui debiti sovrani e a quella sul rallentamento dell'economia non può essere la compressione dei diritti sociali nei Paesi membri. Tanto meno l'occasione di grossolane definizioni di Nord e Sud d'Europa. Questa è l'anima della nostra Europa, questa è la nostra identità. Se vogliamo un'Unione Europea più forte è da qui che dobbiamo ripartire. Ogni qual volta abbiamo - singolarmente o collettivamente - dimenticato questa spinta ideale, abbiamo - forse inconsapevolmente - contribuito a trasformare un grande progetto politico in un programma tecnico-burocratico nel quale i cittadini europei stentano, talvolta, a riconoscersi. La congiuntura economico-finanziaria ha lacerato il tessuto sociale dei nostri Paesi, mentre, alle nostre porte, instabilità diffusa e fenomeni di portata epocale - quali le migrazioni - hanno messo in crisi la capacità dell'Europa di rispondere alle aspettative dei suoi cittadini. Le prove alle quali l'Unione Europea è chiamata a tenere testa - oltre a quella finanziaria e a quella migratoria, quelle ai confini orientale e mediterraneo dell'Unione e l'offensiva terroristica - pongono con forza l'esigenza di rilanciare la sfida per una riforma dei Trattati; ineludibile, come ha osservato il rapporto del Comitato dei saggi presentato nei giorni scorsi alla Presidenza della Camera. Le ambizioni del Trattato di Lisbona, oggi vigente, appaiono inadeguate rispetto alla natura e all'ampiezza delle crisi e anche rispetto all'obiettivo di giungere a una sempre più stretta integrazione continentale. Signori Presidenti, Onorevoli Senatori, Onorevoli Deputati, costruire il futuro richiede all'Italia e all'Europa ogni possibile risorsa, una straordinaria unità d'intenti e una solida fiducia nei valori fondanti del processo di integrazione. Non impossibili ritorni a un passato che non c'è più, non muri che scarichino i problemi sugli altri senza risolverli, bensì solidarietà fra Paesi, fra generazioni, fra cittadini che condividono una stessa civiltà. Quando l'Italia, di nuovo libera e democratica, muoveva i suoi primi passi nella Repubblica, De Gasperi ebbe a dire: "Per resistere è necessario ricorrere alle energie ricostruttive ed unitarie di tutta l'Europa. Contro la marcia delle forze istintive e irrazionali non c'è che l'appello alla nostra civiltà comune: alla solidarietà della ragione e del sentimento della libertà e della giustizia". Facciamo più che mai nostre queste parole.


- La dichiarazione di Roma 25 marzo 2017: Dichiarazione dei leader dei 27 Stati membri e del Consiglio europeo, del Parlamento europeo e della Commissione europea
ITALIANO - INGLESE

sabato 25 marzo 2017

[Recensione] Tex Classic


Lo scorso 3 marzo, la Sergio Bonelli Editore ha deciso di riproporre ai suoi lettori, sia per i fedelissimi che per i nuovi, la ristampa completa dei vecchi numeri di Tex, ancora una volta facendo ripartire la saga di "Aquila della Notte" addirittura dallo storico n. 1. Questa operazione nostalgia può sembrare molto discutibile visto che, in passato, ci sono già state altre pubblicazioni simili, sia dalla stessa casa editrice, e pensiamo al Tutto Tex, che da altri editori: un esempio su tutti è la corposa Collezione storica a Colori di Repubblica ed Espresso iniziata il 1° febbraio 2007 e terminata, dopo 239 volumi, il 25 agosto 2011.


Ma, come è facile intuire, ancora una volta si è cercato di venire incontro a tutti coloro, e pensiamo soprattutto ai più giovani, che ancora non conoscono l'eroe dei fumetti nato dalla fantasia di Gianluigi Bonelli e dalle matite di Aurelio Galleppini. Senza tanti giri di parole, dico subito che io apprezzo questa scelta: all'epoca, avevo già letto qualche numero della Collezione Storica a Colori (poi da me interrotta soltanto per problemi di budget), ed ero sempre stato incuriosito sul proseguo della storia di Tex Willer, sia per le sue avventure che dal punto di vista personale (non avevo mai letto la storia di sua moglie Lilith). Ora, con questo Tex Classic, avrò modo sia di rispolverare la mia memoria riguardo alle primissime storie che di inoltrarmi ancora di più nell'azione.
Tuttavia, c'è da considerare un aspetto a mio avviso non secondario: il costo di questa nuova pubblicazione: 2,90 euro per un albo di appena 68 pagine (copertina compresa, per giunta) mi sembrano un po' tantini... considerando anche che ogni uscita sarà quindicinale, quindi dovremo "sborsare" 5,80 euro al mese (le prime due uscite sono state il 3 ed il 17 di questo mese).


Veniamo ora all'interno dell'albo, anzi (visto il ridotto numero di pagine) dell'albetto: ancora una volta Tex viene riproposto a colori. Sinceramente, io avrei preferito il classico e storico bianco e nero solo per una questione di "fedeltà" alle uscite originali del 1948 (eh sì, la prima avventura di Tex risale a quell'anno), ma devo riconoscere che questa "colorazione" è molto tenue e davvero ben fatta. Cosa che, invece, non si può dire della precedente Collezione Storica a Colori, dove il colore era molto ma molto vistoso, invadente... e quasi in stile "evidenziatore".


Caratteristica prevalente delle primissime storie di Tex, ma vi ricordo che stiamo parlando di un prodotto uscito nell'immediato secondo dopoguerra, è il fatto di essere molto descrittivo: infatti, leggendo gli albi, troveremo moltissime didascalie e descrizioni varie... in pratica, qui ci troviamo a leggere (letteralmente) un romanzo a fumetti.
Che altro dire? Niente, non c'è bisogno di aggiungere altro: anche se non a pieni voti, per me Tex Classic è comunque promosso!

venerdì 24 marzo 2017

40 copie in palio del nuovo libro di Wilbur Smith


Milioni di lettori stanno aspettando con trepidazione il 3 aprile. È il giorno dell'uscita di L'ultimo Faraone, il nuovo romanzo di Wilbur Smith, ambientato nell'antico Egitto.
Per festeggiare l'evento, l'editore Longanesi mette in palio 40 copie dell'edizione speciale da collezione (taglio dorato, tiratura limitata) autografate dall'autore, re della narrativa d'avventura a livello planetario. Partecipate subito al concorso, ci sono ancora pochi giorni di tempo.

mercoledì 22 marzo 2017

Fresco fresco di acquisto... con dedica dell'autore!


Erotico caos
di: Giuseppe Pellegrino

Formato: copertina flessibile
Pagine: 136
Editore: ArgoMenti Edizioni (febbraio 2017)
ISBN: 9788894173284
Prezzo: 10 euro

Il caos che alberga nell'anima umana, quando il tempo passa e lo riconosci in una foglia soffiata via dal vento.
Giuseppe Pellegrino, nella sua ultima raccolta di poesie, Erotico Caos insegue la vita più di ogni altra cosa. Si avverte la consapevolezza delle cose, di quelle fatte e di quelle per cui non c'è tempo. Nella corsa della vita, ci si ritrova assenti di vita stessa. Il vivere si trasforma in "passare". Il tempo che passa e porta via con sé tutto, anche l'anima. E confondi "l'esser vivo col radersi la barba ogni mattina".
Erotico Caos non è il primo lavoro letterario di Pellegrino. Ha, infatti, esordito nel 2013 con Mostruosità letterarie - diario di autoterapia, edito da Milella Spazio Vivo (Lecce). Nel 2014 esce il suo secondo lavoro Interni d'Uomo e nel 2016 Assoluto Relativo, entrambi editi da Besa. Con la realizzazione editoriale di Argomenti Edizioni e la collaborazione di Chiara Papa, Erotico Caos è una raccolta di poesie in cui la realtà e l'immagine di essa si fondono insieme, divenendo un archetipo surreale e quanto mai reale essenza delle cose.
Grandi temi quelli trattati dal poeta, che attraverso un excusus interiore fa emergere naturale riflessione, attraverso una poesia che, leggendola, diviene musica. Traspira dalla poesia l'anima di un uomo che la vita ha reso poeta. Perché Erotico Caos non è semplicemente una raccolta di poesie, ma la materializzazione delle emozioni di un uomo da cui riaffiora l'essenza della cosa sensibile, quello che Platone chiama l'eidos, l'essere che veramente è. Il silenzio diviene melodia e in essa il poeta si fa beffa della solitudine, che guardinga ammutolisce la ragione, ma non il cuore.
Cosa c'è di più caotico e insopportabile del non vivere? Nei versi di Pellegrino, emerge la straordinaria ragionevolezza dell'essere. L'emozione sorge dal profondo e diventa scrittura. E c'è il tempo. C'è amore. C'è morte. E c'è vita.
Nella corsa della vita, l'affannosa ricerca dei successi, nella vana convinzione possa elevarci ad appagamento superiore, finisce per farci regredire in una sorte di vertigine, in cui si perde il senso di ogni cosa e quello che credevamo poter essere vita, diviene morte. E ci si rende conto, che ben altre forse sarebbero state le strade da percorrere, altre le scelte da fare. Si vuole "percorrere a ritroso il tempo, fino a uterina regressione per poter scegliere tra le possibilità avute e non ancora realizzate". Che cosa rimane della propria esistenza, quando tutto è ricerca di potenza? Nulla. La vita scorre tra le dita come piccoli granelli di sabbia e ben presto ci si accorge che l'infinito non è altro che semplicità. Il coraggio del poeta a non arrestarsi al rigore della ragione, ma ricercare l'insensato con un pizzico di follia, ricercare la libertà, cavalcare la vita e rompere gli schemi è un invito di riflessione a non arrendersi alla schiavitù di un'esistenza arida di passione e sentimento; è un invito a un costante godimento del viaggio, prima che l'orologio della vita interrompa il suo ticchettio.
Nella poesia di Giuseppe Pellegrino si percorre un forte richiamo alla società di oggi. In una società in cui l'ego smisurato nasconde aride anime dietro maschere senza volto, Pellegrino invita le vere intelligenze a non arrendersi davanti alla volgarità di finti intellettuali, ma a farsi esercito "ed arginare l'espansione della marea del nulla del pensiero". Pellegrino spinge al limite della grandezza il significato della vita, il senso del tempo e ai suoi massimi livelli il concetto di amore.
I versi accolgono i pensieri del poeta in un abbraccio caldo e disteso, come se le parole si posassero adagio sui fogli bianchi. Le emozioni partono dal profondo per diventare parole e le parole divengono poesia seguendo un percorso naturale, senza forzature. L'amore, il grande motore dell'Universo, nella poesia di Pellegrino è romanticamente erotico. Si spinge fino a toccare il punto più alto dell'amore erotico, senza mai raggiungerlo davvero. Rimane romantico, pulito, eroticamente puro.
La poesia di Pellegrino è più di un semplice componimento poetico. E' vera bellezza spirituale. E’ canto e gioia. Dalla consapevolezza che nulla è eterno e tutto scorre così veloce, non emerge disarmante abbandono ma inno alla vita e all'amore, spinto da un insaziabile desiderio dell'anima.

martedì 21 marzo 2017

[Recensione] La verità sul caso Harry Quebert

La verità sul caso Harry Quebert
di: Joël Dicker

Formato: Kindle
Dimensioni file: 2389 KB
Pagine: 775
Editore: Bompiani (21 maggio 2015)
ASIN: B00XXONOQM
Data di acquisto: 30 novembre 2015
Letto dal 14 al 21 marzo 2017

----- Sinossi -----
Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito. Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che da lì a poco dovrebbe consegnare al suo editore. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita: il suo amico e professore universitario Harry Quebert, uno degli scrittori più stimati d'America, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadavere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore, a Goose Cove, poco fuori Aurora, sulle rive dell'oceano. Convinto dell'innocenza di Harry Quebert, Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta. Marcus, dopo oltre trent'anni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo. La verità sul caso Harry Quebert è un fiume in piena, travolge il lettore e lo calamita dalla prima all'ultima pagina. è il giallo salutato come l'evento editoriale degli ultimi anni: geniale, divertente, appassionante, capace di stregare prima la Francia, poi il mondo intero.

----- La mia recensione -----
"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito".
Si tratta di un libro nel libro che diventa anche un gioco "ad incastri" tra i tanti personaggi che affollano il romanzo; e ad ogni capitolo cambia anche il tuo giudizio nei loro confronti... compresa Nola, la quindicenne al centro del mistero, che da musa inspiratrice diventa, via via che scorrono le pagine, ragazzina indifesa, ragazzina disinibita, ragazzina pazza e, infine (per usare il termine contenuto nel romanzo) puttanella consenziente.
Thriller dalle atmosfere cupe ottimamente strutturato; la storia accattivante e la suspense in essa contenuta invogliano il lettore ad andare avanti senza sosta. E spettacolare è anche la rivelazione finale: durante lo scorrere delle pagine cominci a costruirti mille teorie e mille ipotesi... ma tutto crolla quando arrivi alla fine e finalmente scopri come sono andate davvero le cose.
Voto: (5 su 5)

Clicca qui e scarica le mie note e le parti che ho sottolineato

lunedì 20 marzo 2017

Taccuini "Field Notes" [Recensione]


Ero alla ricerca di un qualche accessorio che mi consentisse di prendere appunti "al volo" ma che, allo stesso tempo, non fosse molto ingombrante o pesante, in modo tale da poterlo avere sempre a disposizione (nelle stagioni fredde nel cappotto e in quelle calde nel borsello o nella tasca dei pantaloni). Dopo aver provato innumerevoli block-notes e taccuini vari, la mia scelta è definitivamente caduta sui taccuini Field Notes dell'omonima azienda americana, che per la loro realizzazione si è ispirata ai taccuini degli agricoltori, impegnati a prendere appunti durante i lavori nei campi (non a caso Field Notes si traduce, più o meno, con "Note di campo"). Di questi taccuini esistono diverse versioni (a righe, a quadretti, con pagine completamente bianche, con copertina colorata o, ancora, in edizioni limitate per i collezionisti).


Purtroppo dalle nostre parti non sono molto diffusi, anche perché i siti di vendita online che li hanno in catalogo sono ancora pochissimi. Io ho preso i Field Notes su Amazon (un pacco da tre pezzi costa 10,35 euro più 2,99 di spedizione), con pagine a righe e copertina classica... tanto mi servono, come ho detto prima, solo per prendere appunti durante il lavoro o mentre sono in giro, non li devo collezionare o farci chissà che cosa...
Le loro dimensioni sono 9x14 centimetri e sono composti da 48 pagine con angoli arrotondati, tenute insieme da ben tre punti metallici. E questo formato, piccolo sì ma molto pratico, è il motivo che mi ha fatto subito innamorare dei Filed Notes: non ingombrano le tasche e, in assenza di giacca o cappotto, possono stare comodi anche nelle tasche dei pantaloni o nel taschino della camicia. Bella e funzionale la pagina 2 di copertina, dove possiamo inserire i nostri dati personali e vari recapiti in caso di smarrimento del taccuino stesso; invece, a pagina 3 di copertina trovano posto una serie di indicazioni utili e curiose: ecco, allora, la storia dei Field Notes, gli usi pratici che se ne possono fare e le specifiche tecniche.


L'unica controindicazione è data dall'uso con le penne stilografiche, o almeno con quelle che hanno caricato un inchiostro molto fluido... perché, in tal caso, essendo le pagine di questi taccuini di ottima qualità ma abbastanza sottili, c'è il rischio che l'inchiostro attraversi la carta e renda inutilizzabile anche l'altro lato del foglio (guardate le ultime due foto di questo post). Ottime invece l'uso delle comunissime penne a sfera, matite o a gel.


I Field Notes possono essere acquistati anche direttamente sul sito web del produttore: si può pagare o con carta di credito o con PayPal ma ovviamente, essendo un prodotto che ci verrà spedito dagli USA, per la consegna bisogna aspettare i tempi tecnici del caso.

domenica 19 marzo 2017

La classifica dei libri più venduti (nella settimana dal 5 all'11 marzo 2017)

Questi i libri più venduti nella settimana dal 5 all'11 marzo:

1. Francesca Cavallo e Elena Favilli: Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 vite di donne straordinarie (Mondadori)
2. Kent Haruf: Le nostre anime di notte (NN editore)
3. Alan Friedman: Questa non è l'America (Newton Compton)
4. Mario Giordano: Vampiri. Nuova inchiesta sulle pensioni d'oro (Mondadori)
5. Alessandro D'Avenia: L'arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita (Mondadori)
6. Lorenzo Marone: Magari domani resto (Feltrinelli)
7. Chiara Gamberale: Qualcosa (Longanesi)
8. Franco Berrino e Luigi Fontana: La grande via. Alimentazione, movimento, meditazione per una lunga vita felice, sana e creativa (Mondadori)
9. Andrea Vitali: A cantare fu il cane (Garzanti)
10. Donatella Di Pietrantonio: L'arminauta (Einaudi)

[settimana precedente]

venerdì 17 marzo 2017

Tex Classic n. 2: La mano fantasma

Tex Classic, albo n. 2: La mano fantasma

Già, Tex Willer! Con tutti quegli avvisi di taglia appiccicati a ogni albero della regione, mi riconoscerebbe anche un neonato!

Data di uscita: 17 marzo 2017
Soggetto e sceneggiatura: Gianluigi Bonelli
Disegni e copertina: Aurelio Galleppini
Colori: GFB Comics
Prezzo di copertina: 2,90 euro

In punto di morte, Joe Scott ha rivelato i nomi dei rapinatori della banda che si firma "La Mano Rossa". Dopo che Tex, intenzionato a liberarsi di un'ingiusta accusa di omicidio, ha sfoltito i componenti della gang, ai sopravvissuti Topler e Welles non rimane che reclutare altri malviventi: formata la "Nuova Mano Rossa", tornano a seminare terrore in tutto il Texas!

giovedì 16 marzo 2017

Inchiostro Parker Quink Blue-Black [Recensione]


Dopo aver provato vari inchiostri con tonalità Blue-Black (tra i quali il Pelikan 4001 ed il Lamy, sino ad ora il mio preferito), ho voluto provare anche questo della Parker perché, da quello che ho sentito in giro, è un colore blu-nero molto anomalo. È così è anche la mia impressione dopo averlo comprato e provato per qualche giorno.
Su Amazon ho comprato (pagando 11,70 euro) un calamaio della Parker Quink Blue-Black. E, visto che anche l'occhio vuole la sua parte, già il solo calamaio merita il massimo dei voti. È una bellissima boccetta in vetro, con 57 ml di inchiostro al suo interno, che non sfigura affatto sulle nostre scrivanie; inoltre, ha una apertura davvero ampia (ci entra qualunque penna stilografica, anche quelle più grosse e cicciottelle), chiusa da un tappo a vite in plastica dall'ottima tenuta.


Ma occupiamoci subito dell'inchiostro. Va subito detto, anche se ne ho già accennato prima, che questo blu-nero della famosissima azienda statunitense ha una tonalità molto insolita: il colore blu-nero dovrebbe essere (almeno per come lo intendo io) un blu scuro... qui, invece, c'è moltissimo blu, e quello che c'è ha splendide sfumature che virano verso il turchese scuro (e, a seconda di come lo colpisce la luce, si nota anche un po' di verde), e nessunissima traccia di nero. Tuttavia, l'effetto ottenuto ha un sapore molto vintage: tutto quello che scriverete con il Parker Quink Blue Black sembrerà esser stato scritto trenta o quarant'anni prima. E questo lascia intendere che è un inchiostro ottimo anche, e soprattutto, per essere usato in situazioni serie o formali (uffici e banche e per firme su documenti, assegni e fatture).


Il flusso e la scorrevolezza sono davvero spettacolari: in tutte le mie prove ed in tutti i miei scritti degli ultimi giorni, il flusso è sempre stato regolare e mai una volta che la stilografica  abbia avuto vuoti di scrittura. Bene anche i tempi di asciugatura: dopo 5 o 6 secondi puoi già passarci il dito sopra senza alcun rischio di sporcarti o di imbrattare il foglio stesso. Completamente assenti i fenomeni del feathering (lo spiumaggio, ossia l'inchiostro che si allarga sulla carta) e del bleed through (l'inchiostro che attraversa la carta e rende inutilizzabile il lato opposto del foglio stesso). Si è comportato benissimo anche in una mia prova con l'acqua: ho scarabocchiato un po' su un comunissimo foglio di carta da fotocopie e, dopo averci passato un bastoncino di cotton fioc completamente imbevuto di acqua, non ho visto o notato grandi disastri (neanche dopo che lo stesso foglio si è asciugato); quello che c'era scritto o disegnato prima del passaggio dell'acqua, anche se in parte cancellato, continuava comunque ad essere perfettamente leggibile. Piccola curiosità: tutte le macchie d'inchiostro prodotte dall'acqua avevano una colorazione tra il verde ed il turchese.
Per finire, qui sotto vi lascio una mia prova di scrittura con il Parker Quink Blue.Black:

  

- A sinistra: su un foglio A5 della Pigna ho scritto, utilizzando la penna Kaweco Al Sport (con pennino F), l'incipt del libro Il Codice da Vinci di Dan Brown;
- Al centro: il retro dello stesso foglio... e, come potete vedere, è perfettamente utilizzabile;
- A destra: l'inchiostro confrontato con due penne uguali ma dal pennino differente. Per questa prova ho usato una Kaweco Classic Sport con pennino M ed una Kaweco Al Sport con pennino F.

----------
Le altre mie recensioni di penne stilografiche ed inchiostri:
- 21/02/2017: Penna stilografica Kaweco Al Sport
- 01/02/2017: Inchiostro Diamine Sapphire Blue
- 20/11/2016: Penna stilografica Lamy Logo
- 28/09/2016: Penna stilografica Jinhao 250
- 16/09/2016: Inchiostro Diamine Presidential Blue
- 09/09/2016: Inchiostro Pelikan 4001 blu-nero
- 07/09/2016: Inchiostri Lamy blu-nero, blu e rosso
- 29/08/2016: Inchiostri Pelikan 4001 nero, blu e rosso
- 26/08/2016: Penna stilografica Kaweco Sport Classic
- 10/08/2016: Penna stilografica Jinhao 886
- 20/07/2016: Penna stilografica Jinhao X750
- 08/07/2016: Penna stilografica Schneider Voyage
- 05/07/2016: Penna stilografica Pilot V Pen
- 13/06/2016: Penna stilografica Hero 616
- 10/06/2016: Penna stilografica Pelikan Twist
- 27/05/2016: Penna stilografica Lamy Safari

martedì 14 marzo 2017

[Recensione] Questa non è l'America

Questa non è l'America
di: Alan Friedman

Formato: Kindle
Dimensioni file: 1332 KB
Pagine: 334
Editore: Newton Compton Editori (20 febbraio 2017)
ASIN: B01MSBE11S
Data di acquisto: 2 marzo 2017
Letto dall'8 al 14 marzo 2017

----- Sinossi -----
Le rivelazioni shock, le storie inedite e i retroscena che svelano i segreti del paese di Trump. Che cosa è successo all'America? Che fine ha fatto il sogno americano? E qual è il vero significato dell'arrivo di Donald Trump? Dietro l'immagine del Paese più influente del mondo si intravede una nazione lacerata, impaurita e rabbiosa. È vero, gli Stati Uniti sono ancora una superpotenza mondiale, ma le tensioni interne sono sintomo di sofferenza e profonda divisione. E cosa cambierà con l'elezione di Donald Trump? Alan Friedman ci racconta in presa diretta quali siano le condizioni attuali e quali i sentimenti reali del popolo americano. In Questa non è l'America vediamo un Friedman inedito, in un'indagine sul campo: vicino ai suoi connazionali e capace di raccontare le loro storie in modo vivido. Arricchito da interviste a persone comuni e a figure di primo piano della politica e dell'economia statunitensi, questo libro di grande impatto traccia il percorso e fa il punto sulle cause della terribile disuguaglianza dei redditi che affligge gli Stati Uniti e ci accompagna nel cuore di una cultura vasta e contraddittoria, ricca ma spesso incomprensibile. Dalla povertà estrema di alcune zone rurali come il Mississippi, agli eccessi di Wall Street, fino all'incontro con Donald Trump a bordo del suo Trump Force One, Friedman ci racconta la vera America, come non l'abbiamo mai vista prima. Ci spiega chi è Trump e ci fa capire cosa sta per cambiare negli Stati Uniti e nel mondo intero...

----- La mia recensione -----
"Dopo le elezioni più volgari e rozze della storia americana recente, Trump era finalmente vincitore, destinato a presiedere una nazione ferita, una società lacerata da paura e rabbia, e da livelli di razzismo crescenti. Una società divisa, una politica arroccata su posizioni estreme e un livello di odio come non si vedevano da decenni".
Alan Friedman non ha certo bisogno di presentazioni. È un giornalista altamente preparato, attento osservatore di quello che accade intorno a noi, nonché un Signore (con la S maiuscola) dai modi garbati... Ce ne fossero di altre persone così, la nostra TV sarebbe un posto migliore!
E questo libro rispecchia proprio lo "stile Friedman": il giornalista newyorkése ha analizzato e cercato di farci comprendere il "Paese" America che ha appena eletto Donald Trump come suo nuovo presidente, usando toni pacati e semplici e senza ricorrere ad una voce "battagliera" o estremista.
E descrivere l'America, anzi gli Stati Uniti, non è certamente un compito facile visto che stiamo parlando sì di una nazione multietnica e multiculturale, ma lacerata da tante (forse troppe) contraddizioni. E piena di contraddizioni è anche questa nuova amministrazione Trump. Una presidenza che, di solito, dovrebbe essere al di sopra delle parti ma con un occhio di riguardo per le classi più deboli, in questo caso è sorta con l'ombra di un conflitto d'interessi grande quanto una casa; già, perché il "personaggio" Donald (mettiamo da parte il "politico" Trump) ha interessi e ramificazioni di potere un po' in tutti i settori che contano dell'economia (e non solo) statunitense... E lo dimostrano anche le sue prime e più importanti (ma anche le più discutibili e controverse) nomine: praticamente, ha chiamato uomini di fiducia e personalità influenti tra i Repubblicani ed i conservatori più estremisti e li ha "piazzati" nei posti chiave della sua amministrazione.
Ho l'impressione che nei prossimi quattro anni (sperando che non diventino otto) sentiremo molto parlare della presidenza Trump, dei suoi errori e delle sue gaffe, sia negli USA che nel resto del mondo...
Voto: (5 su 5)

Clicca qui e scarica le mie note e le parti che ho sottolineato

----------
Leggi anche:
- Veronica Vinattieri: I top 100 di Donald Trump. I migliori tweet selezionati e tradotti per voi (mia recensione del 10 novembre 2016)